Ho ricevuto questa mail dopo aver tenuto un intervento sulla leadeship femminile e nello specifico su come essere leader in situazioni difficili e in ruolo da "sottoposta" come quello della Manager Assistant:
Ciao M.....,
credimi se ti dico che mi è infinitamente dispiaciuto andare via prima della fine dell'intervento: il corso è
interessantissimo ma il TUO intervento è stato quello che mi ha più
colpita.
Io in realtà sono una mezza "intrusa": è un anno e mezzo che
faccio assistente di direzione e quindi non ho maturato esperienze decennali
come tutte voi. ...
Il punto è che non avevo mai pensato di arrivare a fare un lavoro come
questo: volevo lavorare nell'HR e non avevo mai contemplato altro. Poi è
arrivata questa proposta .. l'ho colta.. dopo una serie di assistenti mandate
via dopo un paio di settimane, hanno preso me, mi trovo bene con il "boss"
quindi ora eccomi qui.
I grandi contrasti sono tra la tipologia di occupazione e
il mio carattere: non sono fatta per sentirmi schioccare le dita e dire
"distribuisci il caffè" (esempio riportato da te!) e nemmeno per avere qualcuno
degli altri uffici che mi scrive " sono finiti i cucchiaini"... (qui in realtà
le relazioni più complesse sono quelle con i colleghi: personalmente penso che
l'amministratore sia caratterialmente difficile ma una gran persona dal punto di
vista relazionale; gli altri invece, al di la dei buoni o cattivi rapporti
percepiscono me e le mie colleghe proprio come qualcuno al loro
servizio..)
La scorsa volta la ragazza che ha fatto la testimonianza al
master alla domanda: come fai quando ti trovi davanti una cosa che non vuoi
fare, come la affronti? ha risposto che il nostro lavoro è una missione, che non
ambisce ad essere un manager ma un aiuto...e io mi sono detta.. mi sa che non ci
siamo...
Poi hai fatto l'intervento tu e che ci creda o no.. mi sono detta..
ecco è così che vorrei essere. Avere un'autorità, consapevolezza dell'importanza
del mio ruolo! Provare fastidio verso chi mi dà ordini come se fossi una
cameriera e non predere anche queste pochezza per parte del ruolo in quanto
missione! Se mi percepissi come una "missionaria" non durerei, ma se invece
potesse acquisire la consapevolezza che sono parte di un team, sarebbe
diverse.
Mi sono detta se assistente di direzione si può essere così allora
si, lo posso fare!
Tutta questa epopea per ringraziarti! Spero davvero di
incontrarti nuovamente....
Vorrei ricevere più mail come questa, anche perchè le altre 12 partecipanti non hanno neanche risposto alla mial mail in cui chiedevo loro un feed-back sull'intervento.
Persone come la ragazza che mi ha scritto mantengono viva la mia speranza che non sto buttando il mio tempo e che lottare perchè le donne e in particolare le assistenti, abbiano il riconoscimento loro dovuto, non è una guerra contro i mulini a vento.
mercoledì 2 gennaio 2013
mercoledì 19 dicembre 2012
Downton Abbey, la servitù e le donne
Ecco, finalmente ho trovato la giusta analogia!
Mi spiego, sono diventata un’appassionata di Downton Abbey, adoro quel
polpettone storico e adoro in modo particolare i rapporti in atto tra classe
nobile e servitù.
Mi ha colpito moltissimo un concetto espresso da una delle protagoniste: “a
volte la servitù è più conservatrice dei padroni”.
E’ quello che vedo succedere negli uffici e in famiglia dove le donne
continuano a subire certi atteggiamenti e comportamenti senza ribellarsi, anzi
li accettano e pensano che sia normale.
La servitù come le donne sono state addestrate per secoli all’obbedienza,
all’umiltà, alla sottomissione.
La servitù però si è ribellata, le donne no.
Nel corso della storia tutte le categorie vessate e maltrattate hanno
trovato il modo di ribellarsi, tranne le donne che continuano a subire,
continuando a credere di essere inferiori agli uomini.
Il diritto di voto alle donne fu introdotto nella legislazione
internazionale nel 1948 quando le Nazioni Unite adottarono la Dichiarazione
Universale dei Diritti dell'Uomo. come stabilito dall'articolo 21 “(1)Chiunque
ha il diritto di prendere parte al governo del proprio paese, direttamente o
attraverso rappresentanti liberamente scelti. (3) La volontà del popolo dovrà
costituire la base dell'autorità di governo; questa sarà espressa mediante
elezioni periodiche e genuine che si svolgeranno a suffragio universale e
paritario e che saranno tenute mediante voto segreto o mediante procedure libere
di voto equivalenti.
Negli Stati Uniti la corsa alla Casa Bianca ha visto un nero, Obama e una
donna, la Clinton, ma ero certa che che avrebbe vinto Obama, perché è comunque
più accettabile, per gli uomini che detengono il potere, avere un capo uomo,
anche se nero, piuttosto che un capo donna, anche se bianca.
In sintesi le donne sono le creature maggiormente discriminate nella
società cosiddetta “civile”.
Nonostante tuto sembra che le donne non siano capaci di farsi valere e che
la voglia di lottare si disperda in innumerevoli iniziative che non si
concretizzano in nulla di pratico.
Situazione veramente penosa.
Etichette:
Clinton,
diritto di voto,
discriminazione,
donne,
Downton Abbey,
neri,
Obama,
servitù
venerdì 14 dicembre 2012
E siamo di nuovo a Natale, ma in realtà a nessuno importa
Eccoci di nuovo a Natale e dovremmo essere tutti più buoni, ma poi non succede mai.
Perchè nessuno, in realtà è veramente buono, pensiamo tutti ai cavoli nostri.
La settimana scorsa ho sentito dei rumori dal piano di sotto, sono uscita sul pianerottolo e ho visto una scena terribile.
Il fidanzato della mia vicina di casa, una ragazza di circa venti anni, la stava picchiando sulla soglia della porta.
L'ha riempita di calci e pugni e poi quando ha finito, spero anche per il fatto che mi ero affacciata a vedere, se ne è andato.
Sono uscita solamente io a vedere cosa stava succedendo ed erano le 8.30 di sera.
Poi ci domandiamo perchè siamo a fine anno e più di 100 donne sono state uccise da mariti, fidanzati, compagni attuali o precedenti.
Succede perchè a nessuno importa veramente.
Sono "cose private" che secondo il pensiero comune, bigotto e pseudocattolico, vanno risolte nel privato della propria casa o meglio ancora della camera da letto, così neanche i figli possono sentire.
Ma i figli sentono comunque.
E le femmine crescono con l'idea che la sottomissione e subire sia la cosa giusta da fare, mentre i maschi si sentono autorizzati a continuare a fare quello che fa il padre.
Il modello viene poi applicato anche nel mondo esterno, a scuola, nel mondo del lavoro e le donne anche lì si adattano.
Stavo seguendo una selezione per una assistente junior e quando la candidata è stata individuata, la responsabile del personale, una donna, mi ha detto che era entusiasta di lei perchè era "una bella figa" e avrebbe fatto una bella figura con l'imprenditore.
Volevo tirarle un centro in mezzo alla faccia, ma mi sono trattenuta per evitare una denuncia per lesioni personali.
Alla fine la responsabilità è anche nostra se continuiamo ad accettare certe logice e comportamenti maschili.
Perchè nessuno, in realtà è veramente buono, pensiamo tutti ai cavoli nostri.
La settimana scorsa ho sentito dei rumori dal piano di sotto, sono uscita sul pianerottolo e ho visto una scena terribile.
Il fidanzato della mia vicina di casa, una ragazza di circa venti anni, la stava picchiando sulla soglia della porta.
L'ha riempita di calci e pugni e poi quando ha finito, spero anche per il fatto che mi ero affacciata a vedere, se ne è andato.
Sono uscita solamente io a vedere cosa stava succedendo ed erano le 8.30 di sera.
Poi ci domandiamo perchè siamo a fine anno e più di 100 donne sono state uccise da mariti, fidanzati, compagni attuali o precedenti.
Succede perchè a nessuno importa veramente.
Sono "cose private" che secondo il pensiero comune, bigotto e pseudocattolico, vanno risolte nel privato della propria casa o meglio ancora della camera da letto, così neanche i figli possono sentire.
Ma i figli sentono comunque.
E le femmine crescono con l'idea che la sottomissione e subire sia la cosa giusta da fare, mentre i maschi si sentono autorizzati a continuare a fare quello che fa il padre.
Il modello viene poi applicato anche nel mondo esterno, a scuola, nel mondo del lavoro e le donne anche lì si adattano.
Stavo seguendo una selezione per una assistente junior e quando la candidata è stata individuata, la responsabile del personale, una donna, mi ha detto che era entusiasta di lei perchè era "una bella figa" e avrebbe fatto una bella figura con l'imprenditore.
Volevo tirarle un centro in mezzo alla faccia, ma mi sono trattenuta per evitare una denuncia per lesioni personali.
Alla fine la responsabilità è anche nostra se continuiamo ad accettare certe logice e comportamenti maschili.
venerdì 2 novembre 2012
Chi pensa di essere un’assistente di direzione, nella maggior parte dei casi, è semplicemente una segretaria o ancora meno, un’impiegata.
Purtroppo...
E sì, purtroppo i miei sospetti si stanno avverando.
Chi pensa di essere un’assistente di direzione, nella maggior parte dei
casi, è semplicemente una segretaria o ancora meno, un’impiegata.
Siamo come al solito una popolazione di farlocchi, di “lei non sa chi sono
io”, di millantatori.
E a quanto pare le donne non sono da meno.
Come è possibile ricevere dei cv assolutamente fuori target rispetto
all’annuncio pubblicato?
Se sono richieste specifiche competenze, chi è quella cretina che risponde
pur non avendone neanche una?
Purtroppo sono tante.
Se si chiede esperienza come assistente di direzione e si ricevono cv di
impiegatucce, cosa significa?
Facendo un esame estremamente rigoroso, mi viene da pensare che
nell’accezione comune, l’assistente di direzione non è altro che
un’impiegatuccia che si dà un tono con un titolo ridondante.
Nella mia accezione è tutt’altro.
Ma come fare a far cambiare il comune pensiero?
Gli stessi datori di lavoro non sanno cosa vogliono e se prima si
accontentavano della ragioniera che gli faceva anche le commissioni in banca e
in posta, ora sono diventati arditi e voglio che la loro assistente sia
“skillata” – e qui apro una parentesi per chiarire che forse entrambe le
categorie, impiegate e datori di lavoro, dovrebbero seguire un corso di
inglese!!!!
Poi non importa se le skill richieste non verranno mai usate, sono una
discriminante che riduce di molto le possibilità alle impiegatucce di cambiare
lavoro e che umilia e rende infelice chi, invece, le skill richieste le ha e si
trova a lavorare nel solito ambiente padronale, ignorante e meschino che è
tipico della realtà italiana.
Per fortuna non può durare in eterno.
Certamente io sarò belle che morta quando il cambiamento sarà compiuto, ma di certo mi sto cominciando a godere il bagno di sangue.
Abbiamo tanto osannato la globalizzazione? certo, ma senza neanche sapere
che avrebbe avuto conseguenze drammatiche sul nostro giurassico
sistema-paese.
Il resto del mondo è avanti anni luce e noi, nonostante abbiamo sotto gli
occhi il mondo reale, perché l’accesso a Internet, vivaddio, almeno quello lo
abbiamo, facciamo finta di niente e continuiamo imperterriti sulla strada
dell’autodistruzione.
Ho fatto colloqui con assistenti di direzione che dopo 10/15 anni nella
stessa azienda sono state licenziate, causa crisi.
Una crisi spesso reale, ma spesso usata come scusa anche da chi non ha
problemi veri, per licenziare i rami secchi.
Le assistenti/segretarie italiane sono rami secchi, perché se va bene, sono
laureate, sennò diplomate, ma la cosa agghiacciante è che dall’ultimo titolo di
studio di 15/20 anni fa ad oggi non si sono mai più preoccupate di aggiornarsi,
di imparare qualcosa di nuovo, di tenere accesso il cervello.
Sono morte in piedi e non lo sanno.
E quindi le aziende se ne liberano appena possono.
E quindi le vedi arrivare al colloquio, alcune depresse e infinitamente
tristi, sembrano portare sulle spalle tutte le disgrazie del mondo, altre
isteriche e stressatissime, aggressive e piene di desiderio di rivalsa per il
trattamento subito.
Impossibili da reinserire in qualsiasi realtà aziendale.
Allora vi domando: è stato bello stare sedute sulle vostre chiappe per
15/20 anni, facendo il minimo sindacale, spacciandovi per assistenti quando non
lo siete neanche lontanamente, senza preoccuparvi del futuro, certe che lo stato
avrebbe pensato a darvi una serena vecchiaia e una bella immeritata
pensione???
Siete soddisfatte di voi e dei risultati che avete conseguito?
Probabilmente non siete state neanche delle buone madri, perché avete
passato ore e ore in ufficio a fare le portinaie di lusso, facendo finta di
essere indispensabili, senza mai ammettere che siete un vero fallimento
professionale e i vostri figli erano a casa in attesa di una madre che si
sentiva obbligata a fare ore di straordinario per dimostrare la sua utilità in
azienda.
Con questo comportamento idiota e irresponsabile avete rovinato l’immagine
della categoria.
Avete impedito a chi lo voleva, perché in grado di fare bene il suo lavoro
in otto ore, di andarsene a casa a un’ora decente, pena la marchiatura a fuoco
come fancazzista.
Ora ne pagate lo scotto e vi sta bene.
Siete inutili, obsolete e ignoranti.
Come tuto il resto del paese.
lunedì 10 settembre 2012
Devastanti momenti di ozio forzato
Senza volermi abbattere, perchè so che c’è chi sta peggio di
me, credo che mi si prospettino lunghi pomeriggi di ozio.
Perchè lamentarsi?
E’ vero, non dovrei, perchè, a parte un lavoro, non mi manca
nulla, ma l’abbrutimento del non far niente mi ha sempre terrorizzato.
Quando ero più giovane, l’inattività mi faceva paura, perchè
signifcava fermarsi a pensare e la maggior parte delle volte non mi piaceva
quello che vedevo, fermandomi a guardarmi.
Ora è diverso, mi guardo e mi piace quello che vedo, mi
piace la persona che sono diventata, anche se so che tante caratteristiche che
mi contraddistinguono mi hanno impedito di fare determinate scelte e ottenere
cose.
Ma lo so, e sono scesa a patti con il fatto che queste mie
caratteristiche sono un po’ ingombranti.
Di contro credo di avere qualità che poche altre persone
hanno, solo che sembra che non interessino a nessuno, o meglio, magari qualcuno
interessato c’è, ma poi quando si arriva al dunque, ti tratta in un modo che
dire “insultante” è poco.
La professionalità va pagata e se uno non è disposto a
farlo, non chieda a me di fare un lavoro.
Anche se c’è crisi, non vuol dire che si possano strangolare
le persone.
Se mi viene chiesto un preventivo per fare un certo tipo di
lavoro, sono disposta a mediare e ad andare incontro alle esigenze del cliente,
ma se il cliente mi offre un decimo di quello che ho chiesto, mi viene solo da
ridere.
Così rido e medito sul fatto che per qualche strana ragione,
qualunque tipo di attività mi metta a fare, i clienti cercano sempre di
fregarmi, obbligandomi così a giocare d’anticipo e a cercare di fregarli io per
prima.
E’ come quando lavori come dipendente e ti dai da fare anche
di più di quello che dovresti e non ti viene riconosciuto, mai, neanche con un
grazie.
Dopo un po’, come ha sottolineato un’amica, piano, piano, ti
tiri indietro e fai solo quello che io chiamo “il minimo sindacale” che non dà
soddisfazione nè a te e tantomeno al datore di lavoro che ti considera un
dipendente di scarso valore.
Evidentemente c’è qualcosa che non va nel sistema.
Credo si tratti del fatto che “meritocrazia” in Italia è una
parolaccia impronunciabile.
Il mito del “posto fisso” ha creato generazioni di lavoratori
che sono assolutamente incapaci in alcuni casi o, in altri non sono minimamente
interessati a migliorare le loro performances.
Così si fa carriera in modi a dir poco alternativi.
Etichette:
bei tempi,
buoni propositi,
capi,
carriera,
donne,
lavoro,
mala gestione
lunedì 16 luglio 2012
Non sono l'unica
Ho conosciuto una nuova amica che ha il mio stesso senso dell'umorismo e che ama scrivere.
Ho pensato che sarebbe stato divertente sentire un'altra voce:
Ho pensato che sarebbe stato divertente sentire un'altra voce:
PROLOGO
Già durante il periodo di
preavviso, un vago sentore di anomalia.. Un paio di mail alla Sorella (HR &
Legal Department) per confermarle la data d’ingresso, la spedizione dei
documenti richiesti per l’assunzione, la richiesta di conferma di aver facoltà
di posticipare la scelta di destinazione del TRF vengono lette, ma non generano neanche due righe di risposta.
PARODO
Primo giorno di scuola. La
Sorella, stupendosi che alle 9h30 io sia ancora in reception come una cretina, mi
accompagna dal CEO Fratello e lì m’abbandona.
Introduction, presentazioni, due
parole su usi & costumi dell’ecosistema.. what’s that?
Segue un’ora di lecture
disorganica e frenetica “su chi siamo e dove
stiamo andando” poi sono congedata con il compito d’incontrare n entità aziendali
che m’illumineranno sulle rispettive aree di competenza. A onor del vero fa
anche qualche telefonata d’introduction per presentarmi.
Eseguirò dutifully, con risultati
alterni, per le due settimane successive. Ci saranno rari interludi con lui. Nella
mia testolina sarebbero dovuti essere di recap/verifica, in realtà: “Allora, cosa ha visto, cosa ha visto, con chi ha
parlato, con chi ha parlato? Deve incontrare anche tizio, anche tizio, perché
adesso le spiego tutto io, il new plant in ….”.
Ripete sempre tutto due o tre
volte, in modalità ossessiva-compulsiva.
Prendo possesso del mio loculo –
un vero lusso in quanto singolo - ma senza finestre e senza conditioning - ottimamente
attrezzato con un tower della Compaq di dieci anni fa e un bell’Office 2000 con
SOLO Word ed Excel.. ogni altra funzionalità inibita.
Approccio l’IT Manager che mi
illustra la filosofia della casa: “Gli utenti sono
tutti uguali e tutti incapaci noi abbiamo tanto da fare, non siamo mica qui a
vostra disposizione”. In fondo, che cosa voglio? A lui non è
stato detto di preparare nulla di specifico per me, a cosa mi serve un PC o
portatile degno di questo nome, a cosa mi servono gli strani software di cui
parlo (Access, Project, la suite di Visio), una stampante dedicata? Ma che cosa
penso di fare? Lui è lì da sette anni e sa di cosa parla…
La maggior parte degli organismi
che popolano l’ecosistema mi guarda con sospetto, alcuni con palese pena, il
che è ancora più preoccupante!
EPISODIO
Incontro con una figura chiave
aziendale. Un folle paranoico, ed anche, soprattutto, un parente stretto (la
percentuale di parenti & indotto è di circa il 90% ). Nessun ruolo
ufficiale, ma spazia dalla logistica ai costi industriali, dai feasibility
study and/or business plan (che qui non sono proprio ciò che s’intende nel
mondo reale) all’IT, al sovraintendere al carico dei camion. Comunque, controlla
quasi tutto il flusso dell’informazione aziendale, che ha strutturato/manipolato
in modo da rendersi indispensabile. Scavalca
con estrema disinvoltura tutti i responsabili di funzione. The CEO vorrebbe che
contribuisse pesantemente al mio percorso formativo..
STASIMO
Risatona isterica.
EPISODIO
Padre pensiero. Il Presidente. Primo
incontro.
“El
me fieu el me fieu l’è brav l’è brav, ma porca merda ha tanto da fare, adesso
lei, Signoriiina, ma come la devo chiamare? Lei vede tutto sa tutto e poi lo
aiuta perché el me fieu l’è propri brav e el lavura tant. E lei è vero che fa
in fretta, vero? Che impara in fretta vero, vero ???”
L’intercalare “porca merda” è un
leitmotiv dei vertici aziendali.
STASIMO
Non ci posso credere!
EPISODIO
Mi si chiede di seguire qualche
“faccenduola di taglio legale” e io, scema, abituata a essere “legally compliant” ho un assaggio significativo del CEO pensiero.
Figlio pensiero.
“I
contratti sono fatti per essere stracciati, noi firmiamo sì, ma col cazzo che…”
“Il
notaio dice così, ma è un pirla, io l’ho già fatto, lo so io come si fa,
facciamo come dico io.”
“Ma
no, qui può firmare anche lei, tanto chi controlla e poi anche se non dovessi
tener fede (alle obbligazioni contrattuali sottoscritte) non penserà mica che vengano in Italia a chiederci..”
E molto, purtroppo MOOOLTO, di
più. SIGH!
STASIMO
Sto sognando, adesso mi sveglio.
EPISODIO
CEO pensiero.
“Allora
ci vediamo, ci vediamo, così parliamo di quella roba là, sì, sì, di quello che
voleva farmi vedere” (project management template, proposte
molto, molto semplificate per organizzare il flusso dell’informazione - una
volta reperita - insomma “quella roba lì”).
Mi affanno a spiegare, con parole
semplici, ed ottengo qualche grugnito a
commento.
“L’informazione,
c’è, c’è, magari non gliela vogliono dare (?!?), ma io ho tutto in testa, però,
però, anch’io devo avere le idee chiare su cosa voglio e come lo voglio se no
non ci prendono sul serio..?!?
Comunque
lei per lavorare con me e farlo a lungo deve:
a) Essere discreta.
Ho aspettato di arrivare a quarantadue anni per farmelo spiegare
da te.
b) Non parlare con
lo Staff (?!?) parlare ancora meno con i Partner (?!?). Ma
non era un ruolo di coordinamento?!?
c) Beh, insomma,
lei per i prossimi sei mesi non deve dire proprio niente, poi, se avrà qualcosa
da dire, lo valuterò. GRAZIE!
Com’è buono LEI.
d) Io ho sempre
ragione, vedrà, io ho sempre ragione. I AM NOT JOKING!!!
STASIMO
Aiuto!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
ESODO
Deus ex machina, dove
sei?
sabato 14 luglio 2012
La storia di CMC
La prima volta che l’ho incontrato a uno degli infiniti ed estenuanti
colloqui durante i quali mi mancava di illustrare le mie capacità
professionali solo alla signora delle pulizie, ma non ho mai avuto modo di
conoscere il mitico amministratore delegato, la prima volta, quindi, mi è
sembrato un uomo piacevole, forse un po’ troppo sicuro di essere bello e
simpatico – la bravura non è emersa né allora, né mai.
E’ stato allora che la mia curiosità si è risvegliata, perché nessuno vuole venire a lavorare qui?
In una occasione si era addirittura alzato per prendere il vassoio del
caffè dalle mani di una curiosissima segretaria che allungava il collo per
vedere chi ero.
Ho capito dopo che era tutta una recita e che il pantalone alla caviglia,
nuda, con piede infilato in mocassino di morbido camoscio, su cui mi era caduto
sbadatamente l’occhio, erano segnali importanti da non sottovalutare.
Solo dopo la fine del tour de force di ben 8 colloqui, e in virtù
del fatto che io ero stufa e gli avevo dato un ultimatum, ricevo il contratto di
assunzione e comincio a lavorare.
Ed è stato allora che ho scoperto da pettegolezzi interni, che il job
posting interno, durato mesi, non aveva dato frutti e, nonostante
inquadramento e stipendio proposti fossero davvero considerevoli, nessuna aveva
voluto accettare il ruolo, e che quando ero stata contattata la prima volta,
erano già 6 mesi che cercavano anche fuori – con metodi piuttosto artigianali,
come molte altre cose fatte lì dentro da persone che sono dei totali
incompetenti – e nessuna era stata considerata adatta.
E’ stato allora che la mia curiosità si è risvegliata, perché nessuno vuole venire a lavorare qui?
Risposta: perché i gay sono i migliori amici delle donne, ma è meglio non
lavorarci insieme.
Una cara amica mi ha detto che sono dei veri bastardi perché vedono le
donne intorno a loro e vedono quello che non potranno mai essere.
Teoria che è condivisibile.
CMC è peggio di un gay, è bisex, praticamente un voltagabbana che fino a
pochi anni prima era fidanzato con una gran bella donna, è sicuramente un
esteta, e poi, come si suol dire, ha colto un’occasione, e si è piegato a 90
gradi, con alterne incursioni nell’antico territorio di caccia, perché il lupo
perde il pelo ma non il vizio.
Non sono una bigotta né omofoba, ma scoprire, durante simpatiche
chiacchierate con le colleghe, che CMC è arrivato in quel ruolo di rilievo in
quel modo, mi ha fatto incazzare.
Si dice che le donne devono fare il doppio della fatica per arrivare a
ruoli manageriali, studiano di più, si impegnano di più e fanno molti più
sacrifici, molte, arrivate a i vertici, vengono insultate e accusate di
lavoretti sotto la scrivania del capo per ottenere corsie preferenziali e adesso
ci troviamo anche a dover concorrere sullo stesso territorio con i gay???
Almeno prima la troiaggine era tutta nostra, adesso abbiamo anche la
concorrenza!
Etichette:
assistente,
aziende,
capo,
gay,
maschilismo,
pari opportunità,
uomini,
vita in ufficio
sabato 30 giugno 2012
Tutti mi dicono che sono troppo incazzata
Ultimamente tutte le persone con cui parlo mi dicono che sono troppo
incazzata.
In realtà sono più gentili e cautamente mi fanno notare che tutta questa
rabbia prima o poi mi farà scoppiare.
Può darsi, o forse no.
Io sono incazzata da tutta la vita.
Mi incazzo per ogni ingiustizia, sia che colpisca me, sia che colpisca
altri.
Mi hanno suggerito di non fare la Giovanna d’Arco, ma evidentemente neanche
l’idea di finire sul rogo mi blocca.
Comunque negli ultimi tempi non sono solo incazzata, sono furibonda, perché
il mio castello è crollato e perché mi trovo di nuovo a dover ricominciare
tutto.
Non che mi manchino entusiasmo ed energie, ma sinceramente pensavo di avere
diritto anche io di rilassarmi un attimo e dedicarmi con serenità alle cose che
mi piacciono.
Purtroppo sono incappata in un’azienda di pazzi con un capo incompetente,
ignorante, egomaniaco.
La normalità direte voi.
Certamente dico io, mica è il primo.
Solo che sono io che non ho più pazienza e neanche voglia di star dietro a
un coglione.
Se il citato coglione mi avesse fatto trottare per portare a termine
compiti intelligenti, progetti importanti e avessi fallito, sarei d’accordo con
lui, ma i problemi che sono sorti, secondo lui sono stati la mia incapacità di
farmi rispettare e la mancanza di organizzazione.
Io, incapace e disorganizzata?
No, non credo proprio e adesso vi spiego gli antefatti.
INCAPACE
Secondo il coglione, monopalla, criptocommunicator, io non so farmi
rispettare perché le sue galline non hanno rispettato le nuove direttive
aziendali.
Le citate galline si sono fatte un baffo di un’informativa mandata a nome
suo e a nome dell’Amministratore Delegato che vietava loro di fare una certa
cosa.
Le galline l’hanno fatta ugualmente, nonostante le indicazioni,
fottendosene di quello che stava scritto sulla mail.
Il coglione mi ha scritto, dall’altra parte del mondo, dove stava, che io
avrei dovuto impormi.
Gli ho gentilmente fatto notare che se né l’autorità dell’AD né la sua
avevano appeal, la mia di sicuro contava anche meno.
Mi ha scritto dal Far East “argomento chiuso”.
Io al di qua dell’oceano che c’è in mezzo, lo sentivo scivolare sui
vetri.
DISORGANIZZATA
Questa volta partiamo subito male.
Il coglione, monopalla, criptocommunicator, ha già sclerato con l’agenzia
viaggi perché voleva a tutti i costi un biglietto elettronico da loro, quando ne
era già in possesso.
Questo perché tutte le MA sanno, come lo sa anche lui, che l’American
Express manda i biglietti, acquistati tramite loro direttamente al cliente
anche se la procedura di acquisto è stata portata avanti da altri. E non
trattano, non comunicano e non interagiscono con nessun altro che non sia il
titolare della carta.
Alla mia domanda, un po’ stronza e di sicuro retorica, ma il biglietto tu
ce l’hai? il CMC, ridacchiando isterico, ammette di si, ma insiste nel volerlo
ricevere dall’agenzia.
Sono basita.
Dalla cattiveria, stronzaggine e bastardaggine.
Comunque, io gli preparo tutto, gli mando tutto via mail, glielo stampo,
gli faccio il riassunto di quello che deve fare su un unico foglio.
Mi presento al suo cospetto e gli mostro la documentazione, foglio per
foglio, prenotazione per prenotazione.
Lui annuisce.
Io domando se ha tutto quello che gli serve, se manca qualcosa, se posso
fare altro per renderlo felice.
Risponde che è tutto a posto.
Sempre quando è dall’altra parte dell’oceano, perché il contradditorio
frontale non lo reggerebbe, comincia ad inondarmi di e-mail chiedendomi perché
non gli ho organizzato il transfer dall’albergo all’aeroporto.
Distacco zen.
Respiro profondo, provo a chiamarlo, ma CMC non risponde, paura di non
reggere il confronto dialettico neanche per telefono?
Non gli scrivo, aspetto.
Insiste via mail.
Finalmente gli scrivo educatamente che nei 6 mesi precedenti, tanto è
durata la nostra collaborazione, mai mi ha chiesto i transfer, dicendo che la
sua preferenza andava ai taxi, che questa volta all’arrivo alle 4.50 di notte mi
ero premurata di organizzarlo, vista l’ora inconsueta e che durante il briefing prima della
partenza il problema del transfer per l'aeroporto non era stato sollevato.
Risponde che non condivide.
Neanche io, se per questo.
Anche perché brutto coglione, monopalla, criptocommunicator, dato che non
mi hai volutamente comunicato dove cazzo sei durante il pomeriggio e il
check-out degli hotel, in genere, è alle 12.00, come indovino io da dove vuoi il
transfer e a che ora?
Il volo è alle 22.30.
Dove vai nel pomeriggio? sulla spiaggia di Copa Cabana?
Dove vuoi cenare? in un ristorante in città oppure mangi un panino in
aeroporto?
Quando ci siamo conosciuti mi ha esplicitamente detto che sei uno che si
arrangia da solo e che non hai bisogno della badante.
In quel momento ti ho adorato.
Adesso ti odio.
Etichette:
assistente,
aziende,
buoni propositi,
capi,
capo,
cazzate,
maschilismo,
vita in ufficio
sabato 23 giugno 2012
La foglia è malamente atterrata
Eh sì, purtroppo la scelta di volare via non è stata una brillante idea.
Alla fine non sono marcita, ma sono atterrata malamente, di faccia con un sonoro tonfo.
Non so cosa sia peggio, se rimanere e morire piano piano, oppure spiccare il volo e vedersi le ali tagliate di botto con il conseguente tonfo.
Mi è comunque toccata la seconda opzione e devo dire che, se da una parte sono sollevata, perchè non ne potevo più dall'altra so che sarà molto più difficile delle altre volte trovare un lavoro.
Anche perchè la mia tolleranza alle cazzate ha raggiunto il livello di guardia.
Colloquio per office manager: dopo 4 interviste, la prima con il selezionatore, la seconda con l'attuale office manager, tutto in inglese, perchè la società è straniera, la terza con il ragioniere commercialista esterno, che cura la contabilità, arrivo alla quarta, certa che andrà tutto bene, perchè mi hanno fatto un sacco di complimenti e mi trovo a parlare con un elemento che mi è familiare: la famosa testa di cazzo, ovvero il direttore creativo.
Ho già avuto a che fare con un simile personaggio in passato, sono quelle donne, straniere, senza nessun titolo di studio, nessuna specializazzione, ma tante conoscenze e contatti, fatti non si sa come o forse sì, che gravitano negli ambienti della moda e similari e danno consigli.
Premetto che io sono snob, molto snob.
Non concepisco che nessuna americana o anglosassone, venga a dettare legge sulla moda in Italia.
Mi sono incazzata come una iena con Anna Wintur quando ha ridotto i giorni della settimana della moda, perchè lei non voleva sprecare più di 3/4 giorni a Milano.
E tutti come pecore a dire si.
Mi hanno fatto pena quando, durante l'ultima sfilata erano tutti terrorizzati all'idea di una sua visita in showroom e hanno decretato la zona off-limits a tutti perchè lei veniva in visita alla collezione.
Ma chi è??? probabilmente i suio antenati erano galeotti scesi dalla Mayflower, si galeotti, non padri pellegrini, ma quelli che ladri e puttane, noi in Europa non sapevamo dove mettere e così li mandavamo lontano, lontano, nelle colonie, sperando che crepassero là.
L'erba grama non muore mai, e si è visto che torna.
Tornano da noi dettando legge su cose come la cultura, la moda, l'arte.
Con che diritto? quando la maggior parte degli abitanti del loro paese non sa neanche dov'è l'Europa e i loro soldati vanno in guerra in Iraq pensando, se va bene, che sia da qualche parte al di là dell'oceano (senza individuare neanche quale oceano).
Per inciso, solo il 5% degli americani ha il passaporto.
Comunque tornando alla mia intervista, dopo un'ora di colloquio in inglese, di cui sono molto fiera, salta fuori che lei pensa che il ruolo sia da assegnare a una persona "of figures" ovvero penso io, a un contabile.
Ma poi te la vedi la laureata in economia e commercio che si occupa del lavandino turato o che serve acqua e caffè agli ospiti, te compresa (che non sei un ospite)?
Ma evidentemente il direttore creativo ha il potere di decidere.
Colloquio per Assistente di Alta Direzione: non vedo il selezionatore, che, dice, si fida del parere del suo collega che gli ha parlato molto bene di me.
Mi manda direttamente in azienda e incontro il Direttore del personale, persona squisita.
Gli piace la mia esperienza, gli piace che abbia una preparazione a tutto tondo, insomma sembra che apprezzi tutta la fatica che ho fatto per diventare quello che sono.
Dopo 15 giorni mi fissano l'incontro con lui, il mega padrone.
Sala riunioni modernissima, come il resto degli uffici, tavolone di cristallo e ci schieriamo, io da una parte, loro due dall'altra.
Lui spara per primo, dicendo che abbiamo solo 30 minuti.
Penso che, visto che dovremo lavorare insieme almeno 10 ore al giorno, se il colloquio va a buon fine, sarebbe meglio che mi dedicasse più di mezz'ora, ma non dico nulla.
Lui procede, parlando dell'azienda, cose già dette dal Direttore del personale, ma dato che l'ha fatta lui, lasciamogli il piacere di fare una bella ruota da pavone.
Io preferirei che parlassiomo di csa dovrei fare e di come lo dovrei fare.
A un certo punto squilla il suo cellulare.
Opzioni possibili:
1) non rispondere, ma lo ritengo altamente improbabile, avrebbe lasciato il telefono a una delle altre due assistenti
2) rispondere e dire velocemente alla persona che la richiama a breve
3) rispondere e, scusandosi, andare fuori a parlare
L'opzione 4, scelta dal cafone, è rispondere e stare, 7 minuti di orologio, al telefono con il suo architetto discutendo della valorizzazione della via dove abita, qualora lui ristrutturi la facciata di casa sua.
Fisso insistentemente il posacenere di cristallo al centro del tavolo.
Diventa la mia àncora, nella speranza che non mi si legga in faccia il disappunto e che le ultime iniezioni di botox blocchino bene la mia mimica facciale.
Sbircio il Direttore del personale e vedo che fissa la cartelletta nera cha ha appoggiato sul tavolo.
Alla fine della telefonata continuamo, come se niente fosse: un po' riesco a parlare anche io, finch'è se ne esce fuori con la frase: sicuramente lei ha visto l'insegna dei nostri depositi sulla tangenziale?
La mia reazione in quel momento sarebbe di dirgli: scusi, ma secondo lei, io in tangenziale conto i cartelli dei depositi? inoltre se la sua azienda fosse un marchio conosciuto della moda, una multinazionale della belllezza, al limite, una società di selezione, comincerebbe a sembrare una domanda con un minimo di senso, ma la sua azienda fa bulloni e viti!!
Rispondo "mitemente" da brava pecora, che non passo mai da quella tangenziale.
E così si conclude il colloquio.
Alla fine non sono marcita, ma sono atterrata malamente, di faccia con un sonoro tonfo.
Non so cosa sia peggio, se rimanere e morire piano piano, oppure spiccare il volo e vedersi le ali tagliate di botto con il conseguente tonfo.
Mi è comunque toccata la seconda opzione e devo dire che, se da una parte sono sollevata, perchè non ne potevo più dall'altra so che sarà molto più difficile delle altre volte trovare un lavoro.
Anche perchè la mia tolleranza alle cazzate ha raggiunto il livello di guardia.
Colloquio per office manager: dopo 4 interviste, la prima con il selezionatore, la seconda con l'attuale office manager, tutto in inglese, perchè la società è straniera, la terza con il ragioniere commercialista esterno, che cura la contabilità, arrivo alla quarta, certa che andrà tutto bene, perchè mi hanno fatto un sacco di complimenti e mi trovo a parlare con un elemento che mi è familiare: la famosa testa di cazzo, ovvero il direttore creativo.
Ho già avuto a che fare con un simile personaggio in passato, sono quelle donne, straniere, senza nessun titolo di studio, nessuna specializazzione, ma tante conoscenze e contatti, fatti non si sa come o forse sì, che gravitano negli ambienti della moda e similari e danno consigli.
Premetto che io sono snob, molto snob.
Non concepisco che nessuna americana o anglosassone, venga a dettare legge sulla moda in Italia.
Mi sono incazzata come una iena con Anna Wintur quando ha ridotto i giorni della settimana della moda, perchè lei non voleva sprecare più di 3/4 giorni a Milano.
E tutti come pecore a dire si.
Mi hanno fatto pena quando, durante l'ultima sfilata erano tutti terrorizzati all'idea di una sua visita in showroom e hanno decretato la zona off-limits a tutti perchè lei veniva in visita alla collezione.
Ma chi è??? probabilmente i suio antenati erano galeotti scesi dalla Mayflower, si galeotti, non padri pellegrini, ma quelli che ladri e puttane, noi in Europa non sapevamo dove mettere e così li mandavamo lontano, lontano, nelle colonie, sperando che crepassero là.
L'erba grama non muore mai, e si è visto che torna.
Tornano da noi dettando legge su cose come la cultura, la moda, l'arte.
Con che diritto? quando la maggior parte degli abitanti del loro paese non sa neanche dov'è l'Europa e i loro soldati vanno in guerra in Iraq pensando, se va bene, che sia da qualche parte al di là dell'oceano (senza individuare neanche quale oceano).
Per inciso, solo il 5% degli americani ha il passaporto.
Comunque tornando alla mia intervista, dopo un'ora di colloquio in inglese, di cui sono molto fiera, salta fuori che lei pensa che il ruolo sia da assegnare a una persona "of figures" ovvero penso io, a un contabile.
Ma poi te la vedi la laureata in economia e commercio che si occupa del lavandino turato o che serve acqua e caffè agli ospiti, te compresa (che non sei un ospite)?
Ma evidentemente il direttore creativo ha il potere di decidere.
Colloquio per Assistente di Alta Direzione: non vedo il selezionatore, che, dice, si fida del parere del suo collega che gli ha parlato molto bene di me.
Mi manda direttamente in azienda e incontro il Direttore del personale, persona squisita.
Gli piace la mia esperienza, gli piace che abbia una preparazione a tutto tondo, insomma sembra che apprezzi tutta la fatica che ho fatto per diventare quello che sono.
Dopo 15 giorni mi fissano l'incontro con lui, il mega padrone.
Sala riunioni modernissima, come il resto degli uffici, tavolone di cristallo e ci schieriamo, io da una parte, loro due dall'altra.
Lui spara per primo, dicendo che abbiamo solo 30 minuti.
Penso che, visto che dovremo lavorare insieme almeno 10 ore al giorno, se il colloquio va a buon fine, sarebbe meglio che mi dedicasse più di mezz'ora, ma non dico nulla.
Lui procede, parlando dell'azienda, cose già dette dal Direttore del personale, ma dato che l'ha fatta lui, lasciamogli il piacere di fare una bella ruota da pavone.
Io preferirei che parlassiomo di csa dovrei fare e di come lo dovrei fare.
A un certo punto squilla il suo cellulare.
Opzioni possibili:
1) non rispondere, ma lo ritengo altamente improbabile, avrebbe lasciato il telefono a una delle altre due assistenti
2) rispondere e dire velocemente alla persona che la richiama a breve
3) rispondere e, scusandosi, andare fuori a parlare
L'opzione 4, scelta dal cafone, è rispondere e stare, 7 minuti di orologio, al telefono con il suo architetto discutendo della valorizzazione della via dove abita, qualora lui ristrutturi la facciata di casa sua.
Fisso insistentemente il posacenere di cristallo al centro del tavolo.
Diventa la mia àncora, nella speranza che non mi si legga in faccia il disappunto e che le ultime iniezioni di botox blocchino bene la mia mimica facciale.
Sbircio il Direttore del personale e vedo che fissa la cartelletta nera cha ha appoggiato sul tavolo.
Alla fine della telefonata continuamo, come se niente fosse: un po' riesco a parlare anche io, finch'è se ne esce fuori con la frase: sicuramente lei ha visto l'insegna dei nostri depositi sulla tangenziale?
La mia reazione in quel momento sarebbe di dirgli: scusi, ma secondo lei, io in tangenziale conto i cartelli dei depositi? inoltre se la sua azienda fosse un marchio conosciuto della moda, una multinazionale della belllezza, al limite, una società di selezione, comincerebbe a sembrare una domanda con un minimo di senso, ma la sua azienda fa bulloni e viti!!
Rispondo "mitemente" da brava pecora, che non passo mai da quella tangenziale.
E così si conclude il colloquio.
Etichette:
annunci lavoro,
assistente,
aziende,
cacciatori di teste,
cazzate,
classe dirigente,
colloqui,
cultura,
headhunter,
maschilismo,
selezione personale
giovedì 21 giugno 2012
Alla fine sono i manager che non sanno davvero cosa vogliono
Riprendo un post di qualche mese fa per confermare che le aziende e in particolare i manager, non sanno cosa vogliono, o meglio, non ammettono che quello che vogliono è un'assistente succube, supina e sottoposta.
Tu puoi presentarti per quello che sei, dicendo quello che sai fare e anche come lo sai fare, ma loro non ti ascoltano, sono solo ingolositi dal curriculum interessante e dall'idea di avere una persona con molta esperienza e con grandi capacità, salvo poi non usarle e sentirsi complessati nei confronti della "segreataria che ne sa più di loro".
Quando se ne rendono conto, quando capiscono che sei davvero competente, che puoi fare la differenza, hanno paura, paura di essere detronizzati, di perdere il potere, la faccia e chissà cos'altro.
Se hai una laurea, due master, diversi corsi di specializzazione e 20 anni di esperienza e il tuo capo una laurea in scienze politiche ottenuta in 5 anni, è ovvio che ci saranno problemi.
Il cretino, invece che cercare nella sua assistente un'alleata che potrebbe evitargli di infilare una serie di figure barbine, comincia a vederla come il "nemico" e così scatta ogni tipo di abuso, generalmente amano quelli verbali - l'urlo belluino, mentre i più bastardi utilizzano quello psicologico, continuando a criticarti a dire che non sai fare le cose, mentre tu cerchi disperatamente di capire cosa stai sbagliando.
Cosa stai sbagliando?
Niente, sei solo più intelligente e in gamba e lui, disgraziatamente lo ha capito.
In aggiunta lui ha il potere, tu no.
Così passi dei mesi infernali, continuando a fare il tuo lavoro il meglio possibile, considerate le circostanze, finchè un giorno, capisci che non puoi andare avanti in quel modo, che il tuo fisico sta urlando di dolore da mesi e che sei finita in un loop di pensieri funesti che ti hanno prostrata fisicamente e psicologicamente.
Senza contare che, salvo il fatto di aver un marito molto paziente, anche il tuo matrimonio scricchiola, perchè avere in casa una che ha un pensiero fisso e da quello non riesce a schiodarsi, è abbastanza seccante.
Quindi facendo i conti abbiamo:
con i tanti soldi ci si può pagare le cure mediche e psichiatriche.
Non vedo altri vantaggi.
Conseguente scelta: lasciare il lavoro per recuperare la salute.
Ma ora quando faccio un colloquio, come gliela racconto sta storia?
Tu puoi presentarti per quello che sei, dicendo quello che sai fare e anche come lo sai fare, ma loro non ti ascoltano, sono solo ingolositi dal curriculum interessante e dall'idea di avere una persona con molta esperienza e con grandi capacità, salvo poi non usarle e sentirsi complessati nei confronti della "segreataria che ne sa più di loro".
Quando se ne rendono conto, quando capiscono che sei davvero competente, che puoi fare la differenza, hanno paura, paura di essere detronizzati, di perdere il potere, la faccia e chissà cos'altro.
Se hai una laurea, due master, diversi corsi di specializzazione e 20 anni di esperienza e il tuo capo una laurea in scienze politiche ottenuta in 5 anni, è ovvio che ci saranno problemi.
Il cretino, invece che cercare nella sua assistente un'alleata che potrebbe evitargli di infilare una serie di figure barbine, comincia a vederla come il "nemico" e così scatta ogni tipo di abuso, generalmente amano quelli verbali - l'urlo belluino, mentre i più bastardi utilizzano quello psicologico, continuando a criticarti a dire che non sai fare le cose, mentre tu cerchi disperatamente di capire cosa stai sbagliando.
Cosa stai sbagliando?
Niente, sei solo più intelligente e in gamba e lui, disgraziatamente lo ha capito.
In aggiunta lui ha il potere, tu no.
Così passi dei mesi infernali, continuando a fare il tuo lavoro il meglio possibile, considerate le circostanze, finchè un giorno, capisci che non puoi andare avanti in quel modo, che il tuo fisico sta urlando di dolore da mesi e che sei finita in un loop di pensieri funesti che ti hanno prostrata fisicamente e psicologicamente.
Senza contare che, salvo il fatto di aver un marito molto paziente, anche il tuo matrimonio scricchiola, perchè avere in casa una che ha un pensiero fisso e da quello non riesce a schiodarsi, è abbastanza seccante.
Quindi facendo i conti abbiamo:
- salute a pallino
- matrimonio in emergenza
- capo bastardo
- lavoro idiota (è sempre privo di contenuti quando il capo è un simile deficiente)
- stipendio considerevole
con i tanti soldi ci si può pagare le cure mediche e psichiatriche.
Non vedo altri vantaggi.
Conseguente scelta: lasciare il lavoro per recuperare la salute.
Ma ora quando faccio un colloquio, come gliela racconto sta storia?
sabato 7 aprile 2012
Donne in politica, che cosa ci esclude? di Giulia Bongiorno
Nessuno è in grado di immaginare come sarà la politica dopo il governo Monti, tra i cui meriti c’è sicuramente quello di aver affidato tre ministeri di peso a tre donne di valore.
La scelta del presidente Monti dimostra che, quando la selezione avviene sulla base della competenza, le donne sono in prima linea.
Ma cosa accadrà quando questo governo tecnico avrà esaurito il proprio mandato e la politica – come è giusto che sia – riprenderà il proprio posto?
Il mio timore è che si ripristineranno le vecchie logiche, quelle che finora hanno sempre escluso le donne da incarichi di potere.
Ecco perché è indifferibile una strategia diretta a promuovere la presenza femminile in politica.
Una prima strada potrebbe essere chiedere alle parlamentari di ciascuno schieramento di impegnarsi in una serrata trattativa all’interno del proprio partito per ottenere che, in occasione delle prossime elezioni, almeno la metà delle candidate siano donne. Ma è probabile che non basterà.
Forse, allora, bisognerebbe avere la forza e il coraggio di osare di più.
È innegabile che nel nostro paese ci sono molte donne di valore che finora sono state tenute ai margini e che, per tanti motivi, non sono ancora riuscite a esprimere appieno le proprie competenze e i propri talenti.
È possibile inserire nel panorama politico una formazione che, attraverso una classe dirigente di donne, faccia dello sguardo e della sensibilità femminili la propria cifra distintiva?
Le difficoltà sono innumerevoli, ma il punto non è questo: alle difficoltà siamo abituate. Il punto è che c’è un ostacolo preliminare davanti al quale cadiamo ogni volta: la nostra tendenza – anche dopo aver combattuto battaglie comuni – a dividerci, a frammentarci, a disgregarci. L’incapacità di mantenere un fronte unico.
In tutti gli schieramenti di uomini ci sono invidie, gelosie e odi, e quindi divisioni, scissioni, a volte persino rotture clamorose. Ma i sentimenti vengono sempre incanalati in strategie.
Tizio può non essere del tutto convinto dell’idoneità di Caio a rivestire un determinato ruolo, ma una volta deciso che Caio è il candidato del suo schieramento lo sosterrà: non fosse altro, per partecipare della fetta di potere che Caio potrebbe conquistare. Se le cose andranno bene, proprio a partire da quella prima fetta ne arriveranno altre, e loro se le spartiranno tutte: magari detestandosi, ma silenziosamente. In nome di un interesse comune e superiore.
Nei gruppi di donne questo non avviene: noi non ce ne teniamo nemmeno mezza. Quando si forma uno schieramento, prima o poi c’è sempre qualcuna che attacca apertamente qualcun’altra, è solo questione di tempo. E gli obiettivi che erano stati fissati, e che magari per un attimo erano sembrati persino a portata di mano, si fanno lontani. Irraggiungibili.
Credo sia l’esito della micidiale congiuntura tra una distorta forma di “schiettezza” (le virgolette qui sono d’obbligo), la difficoltà nel disciplinare le emozioni e l’incapacità di valutare le conseguenze dei propri gesti: quel che è certo è che nella maggior parte dei casi basterebbe risparmiare una critica – o rinviarla a un momento e a una sede più opportuni – per evitare fratture insanabili, e dunque perdita di forza, di coesione e di credibilità.
Purtroppo, non abbiamo ancora capito che è proprio nella zona d’ombra tra il dire e il non dire che risiede e prospera il potere.
Il potere passa di necessità attraverso la coesione. E coesione non significa amarsi, significa saper convivere mettendo da parte l’incontenibile smania di entrare in conflitto aperto ogni qual volta emerge un disaccordo. Cosa che peraltro le donne sanno fare benissimo quando si tratta, per esempio, di venire a patti con il marito se c’è in gioco il bene dei figli. Per qualche motivo, però, paradossalmente, proprio quando ci si ritrova tra donne a tentare di creare un gruppo che persegue un obiettivo, la nostra capacità di mediazione e di ascolto, la nostra comprensione e il nostro spirito di sacrificio precipitano in caduta libera.
Le donne andranno al potere soltanto quando avranno capito la differenza tra l’amore e la civile convivenza e saranno – anche solo apparentemente – unite, compatte e solidali.
Quando, cioè, in nome di un interesse comune avranno imparato a essere meno “schiette” e più strategiche.
Quanto tempo ci vorrà per superare questa ontologica incapacità di fare gruppo, di fare gruppo veramente però, e per più di cinque minuti?
Io mi ritrovo a pensarla allo stesso modo, ma moltissime donne hanno attaccato Giulia Bongiorno.
Alla fine sembra che le donne facciano squadra solo quando un'altra donna le attacca, dicendo la verità su di loro, per poi nuovamente disgregarsi, appena il bersaglio non è più in vista.
Come donna mi vergongno di esserlo: siamo meschine, invidiose e stronze.
La scelta del presidente Monti dimostra che, quando la selezione avviene sulla base della competenza, le donne sono in prima linea.
Ma cosa accadrà quando questo governo tecnico avrà esaurito il proprio mandato e la politica – come è giusto che sia – riprenderà il proprio posto?
Il mio timore è che si ripristineranno le vecchie logiche, quelle che finora hanno sempre escluso le donne da incarichi di potere.
Ecco perché è indifferibile una strategia diretta a promuovere la presenza femminile in politica.
Una prima strada potrebbe essere chiedere alle parlamentari di ciascuno schieramento di impegnarsi in una serrata trattativa all’interno del proprio partito per ottenere che, in occasione delle prossime elezioni, almeno la metà delle candidate siano donne. Ma è probabile che non basterà.
Forse, allora, bisognerebbe avere la forza e il coraggio di osare di più.
È innegabile che nel nostro paese ci sono molte donne di valore che finora sono state tenute ai margini e che, per tanti motivi, non sono ancora riuscite a esprimere appieno le proprie competenze e i propri talenti.
È possibile inserire nel panorama politico una formazione che, attraverso una classe dirigente di donne, faccia dello sguardo e della sensibilità femminili la propria cifra distintiva?
Le difficoltà sono innumerevoli, ma il punto non è questo: alle difficoltà siamo abituate. Il punto è che c’è un ostacolo preliminare davanti al quale cadiamo ogni volta: la nostra tendenza – anche dopo aver combattuto battaglie comuni – a dividerci, a frammentarci, a disgregarci. L’incapacità di mantenere un fronte unico.
In tutti gli schieramenti di uomini ci sono invidie, gelosie e odi, e quindi divisioni, scissioni, a volte persino rotture clamorose. Ma i sentimenti vengono sempre incanalati in strategie.
Tizio può non essere del tutto convinto dell’idoneità di Caio a rivestire un determinato ruolo, ma una volta deciso che Caio è il candidato del suo schieramento lo sosterrà: non fosse altro, per partecipare della fetta di potere che Caio potrebbe conquistare. Se le cose andranno bene, proprio a partire da quella prima fetta ne arriveranno altre, e loro se le spartiranno tutte: magari detestandosi, ma silenziosamente. In nome di un interesse comune e superiore.
Nei gruppi di donne questo non avviene: noi non ce ne teniamo nemmeno mezza. Quando si forma uno schieramento, prima o poi c’è sempre qualcuna che attacca apertamente qualcun’altra, è solo questione di tempo. E gli obiettivi che erano stati fissati, e che magari per un attimo erano sembrati persino a portata di mano, si fanno lontani. Irraggiungibili.
Credo sia l’esito della micidiale congiuntura tra una distorta forma di “schiettezza” (le virgolette qui sono d’obbligo), la difficoltà nel disciplinare le emozioni e l’incapacità di valutare le conseguenze dei propri gesti: quel che è certo è che nella maggior parte dei casi basterebbe risparmiare una critica – o rinviarla a un momento e a una sede più opportuni – per evitare fratture insanabili, e dunque perdita di forza, di coesione e di credibilità.
Purtroppo, non abbiamo ancora capito che è proprio nella zona d’ombra tra il dire e il non dire che risiede e prospera il potere.
Il potere passa di necessità attraverso la coesione. E coesione non significa amarsi, significa saper convivere mettendo da parte l’incontenibile smania di entrare in conflitto aperto ogni qual volta emerge un disaccordo. Cosa che peraltro le donne sanno fare benissimo quando si tratta, per esempio, di venire a patti con il marito se c’è in gioco il bene dei figli. Per qualche motivo, però, paradossalmente, proprio quando ci si ritrova tra donne a tentare di creare un gruppo che persegue un obiettivo, la nostra capacità di mediazione e di ascolto, la nostra comprensione e il nostro spirito di sacrificio precipitano in caduta libera.
Le donne andranno al potere soltanto quando avranno capito la differenza tra l’amore e la civile convivenza e saranno – anche solo apparentemente – unite, compatte e solidali.
Quando, cioè, in nome di un interesse comune avranno imparato a essere meno “schiette” e più strategiche.
Quanto tempo ci vorrà per superare questa ontologica incapacità di fare gruppo, di fare gruppo veramente però, e per più di cinque minuti?
Io mi ritrovo a pensarla allo stesso modo, ma moltissime donne hanno attaccato Giulia Bongiorno.
Alla fine sembra che le donne facciano squadra solo quando un'altra donna le attacca, dicendo la verità su di loro, per poi nuovamente disgregarsi, appena il bersaglio non è più in vista.
Come donna mi vergongno di esserlo: siamo meschine, invidiose e stronze.
Etichette:
classe dirigente,
impegno,
leadershp,
strategie,
talenti
domenica 25 marzo 2012
Il rispetto delle regole
Purtroppo noi italiani siamo noti per il fatto che non rispettiamo le regole e le leggi.
Meno le rispettiamo e più pensiamo di sembrare agli altri più intelligenti.
Io penso il contrario, meno le rispettiamo più sembriamo dei deficienti.
Questo vale od goni livello, dal traffico, all'evasione fiscale, a qualunque altra cosa in cui non facciamo come ci viene detto, ma ci mettiamo qualcosa di nostro.
A volte va bene, un po' di creatività può rendere le cose più interessanti, ma ormai la nostra "creatività all'italiana" è solo menefreghismo e mancanza di rispetto nei confronti degli altri.
Continuo a incontrare persone che, a dispetto delle regole, anche le più chiare e ragionevoli, vogliono piegarle ai loro desiderata.
In una società civile e complessa, come la nostra, non accettare e rispettare le regole, è una delle cose peggiori che possiamo fare, perchè significa cominciare a scardinare e erodere un sistema creato perchè tutti noi riusciamo a sopravvivere permettendo anche agli altri di sopravvivere con dignità.
Stare a tavola con buona educazione, usando le posate correttamente, può forse sembrare anacronistico, ma è un primo passo per "rispettare" gli altri, così come attraversare sulle striscie, non superare a destra.
Anche nel mondoo del lavoro, dove le regole sono moltissime, accettarle e comportarsi di conseguenza è sinonimo di intelligenza, non di stupidità.
Possiamo anche non condividerle, ma se vogliamo continuare a lavorare in quella società è giusto rispettarle.
Intelligente è, invece, fare, eventualmente, delle proposte per migliorarle, non ignorarle e farsi gli affari propri.
Mi è recentemente capita un'esperienza illuminante che ben evidenzia come il "voler fare come piace a me" non funziona.
Al'interno di un gruppo strutturato e ben organizzato, in fase di espansione, si è evidenziata la solita "mina vagante" che, colta da un delirio d onnipotenza, perchè le è stata data fiducia e un po' di spazio di manovra, ha deciso di "piegare" le regole del gruppo alle sua necessità e comodità.
Dopo mesi di richiami cortesi e, in crescendo, sempre meno cortesi, la persona in questione, contunuava a comportarsi a suo piacimento, senza accettare nessun gentile suggerimento, ma andando avanti per la sua personale strada.
Alla fine le è stato tolto quasi tutto, a cominciare dalla spazio di manovra e ancor prima la fidcia di chi collaborava con lei, fino a metterla in una angolino, rendendola impotente e inoffensiva.
Così di deve fare con chi esce dalle regole.
Meno le rispettiamo e più pensiamo di sembrare agli altri più intelligenti.
Io penso il contrario, meno le rispettiamo più sembriamo dei deficienti.
Questo vale od goni livello, dal traffico, all'evasione fiscale, a qualunque altra cosa in cui non facciamo come ci viene detto, ma ci mettiamo qualcosa di nostro.
A volte va bene, un po' di creatività può rendere le cose più interessanti, ma ormai la nostra "creatività all'italiana" è solo menefreghismo e mancanza di rispetto nei confronti degli altri.
Continuo a incontrare persone che, a dispetto delle regole, anche le più chiare e ragionevoli, vogliono piegarle ai loro desiderata.
In una società civile e complessa, come la nostra, non accettare e rispettare le regole, è una delle cose peggiori che possiamo fare, perchè significa cominciare a scardinare e erodere un sistema creato perchè tutti noi riusciamo a sopravvivere permettendo anche agli altri di sopravvivere con dignità.
Stare a tavola con buona educazione, usando le posate correttamente, può forse sembrare anacronistico, ma è un primo passo per "rispettare" gli altri, così come attraversare sulle striscie, non superare a destra.
Anche nel mondoo del lavoro, dove le regole sono moltissime, accettarle e comportarsi di conseguenza è sinonimo di intelligenza, non di stupidità.
Possiamo anche non condividerle, ma se vogliamo continuare a lavorare in quella società è giusto rispettarle.
Intelligente è, invece, fare, eventualmente, delle proposte per migliorarle, non ignorarle e farsi gli affari propri.
Mi è recentemente capita un'esperienza illuminante che ben evidenzia come il "voler fare come piace a me" non funziona.
Al'interno di un gruppo strutturato e ben organizzato, in fase di espansione, si è evidenziata la solita "mina vagante" che, colta da un delirio d onnipotenza, perchè le è stata data fiducia e un po' di spazio di manovra, ha deciso di "piegare" le regole del gruppo alle sua necessità e comodità.
Dopo mesi di richiami cortesi e, in crescendo, sempre meno cortesi, la persona in questione, contunuava a comportarsi a suo piacimento, senza accettare nessun gentile suggerimento, ma andando avanti per la sua personale strada.
Alla fine le è stato tolto quasi tutto, a cominciare dalla spazio di manovra e ancor prima la fidcia di chi collaborava con lei, fino a metterla in una angolino, rendendola impotente e inoffensiva.
Così di deve fare con chi esce dalle regole.
mercoledì 25 gennaio 2012
C'è da vergognarsi...
Più passano gli anni più divento intollerante.
Ci sono cose che mi hanno sempre dato fastidio, ma ora veramente faccio fatica a sopportarle.
Una di queste sopra tutto è lo spreco, i soldi buttati via dalle aziende in cose inutili e superflue, come per esempio i benefit, riconosciuti o meno, che spettano ai dirigenti.
Poi ci sono altri generi di sprechi che, infilati dentro fantomatici budget, sembrano essere spese assolutamente necessarie e quando sono effettivamente eccessive si vedono scene penose e ridicole, con manager che si arrampicano sugli specchi o inventano soluzioni che a nessun cretivo sono mai balenate.
Vogliamo fare qualche esempio?
Società con bilancio in rosso per milioni di euro, stato di crisi dichiarato e riconosciuto, prepensionamenti, accompagnamenti forzati alla porta di dipendenti ed ecco che nelle alte sfere ci facciamo rifare completamente un bagno ad utilizzo personale e riservato di una sola persona, ci facciamo il approntare sedie e tavolini sul terrazzo perchè ci piace il sole, spendiamo soldi in inutili orpelli, come fiori, posacenere in cristallo e chissà cosa altro.
Mandiamo i dirigenti a fare inutili corsi di inglese in sud America a spese dell'azienda, permettiamo che il personale se ne esca, durante l'orario di lavoro e senza nessun controllo.
Società con bilancio in attivo, ma stretto controllo delle spese generali (cosi pare), tanto che l'agenzia viaggi è messa sotto torchio per trovare tutto quello che costa meno (anche legati al carrello dell'areo, purchè si spenda meno), negli uffici manca la cancelleria, anche la carta è centellinata, la mensa è di sicuro meno gradevole di quella di un ospedale (c'è un occhio attento al benessere del personale), non c'è niente a norma di legge negli uffici, a cominciare dall'arredamento, passando per le uscite di sicurezza, ma per convention, per attirare i clienti, per promuovere l'immagine dell'azienda vengono sprecati milioni di euro.
Chi ne fa le spese, in entrambi i casi, sono i dipendenti, da una parte perchè soldi per aumenti di stipendio e progressioni di carriera non ce ne sono, dall'altro perchè per poter lavorare, contare i fogli di carta e non aver il nastro adesivo è sintomatico di una mala gentione che provoca un diffuso malessere tra i dipendenti.
Poi ci sono stati altri esempi ancora più eclatanti, e in questi 2/3 casi le aziende sono fallite o sono state commissariate, con buona pace dei lavoratori che sono stati licenziati.
I miei complimenti ai manager italiani, avnti così che andiamo benissimo!
D'altra parte mi sembra che anche il Governo abbia lo stesso stile di gestione, quindi perchè cambiare, è l'Italia, o no?
Ci sono cose che mi hanno sempre dato fastidio, ma ora veramente faccio fatica a sopportarle.
Una di queste sopra tutto è lo spreco, i soldi buttati via dalle aziende in cose inutili e superflue, come per esempio i benefit, riconosciuti o meno, che spettano ai dirigenti.
Poi ci sono altri generi di sprechi che, infilati dentro fantomatici budget, sembrano essere spese assolutamente necessarie e quando sono effettivamente eccessive si vedono scene penose e ridicole, con manager che si arrampicano sugli specchi o inventano soluzioni che a nessun cretivo sono mai balenate.
Vogliamo fare qualche esempio?
Società con bilancio in rosso per milioni di euro, stato di crisi dichiarato e riconosciuto, prepensionamenti, accompagnamenti forzati alla porta di dipendenti ed ecco che nelle alte sfere ci facciamo rifare completamente un bagno ad utilizzo personale e riservato di una sola persona, ci facciamo il approntare sedie e tavolini sul terrazzo perchè ci piace il sole, spendiamo soldi in inutili orpelli, come fiori, posacenere in cristallo e chissà cosa altro.
Mandiamo i dirigenti a fare inutili corsi di inglese in sud America a spese dell'azienda, permettiamo che il personale se ne esca, durante l'orario di lavoro e senza nessun controllo.
Società con bilancio in attivo, ma stretto controllo delle spese generali (cosi pare), tanto che l'agenzia viaggi è messa sotto torchio per trovare tutto quello che costa meno (anche legati al carrello dell'areo, purchè si spenda meno), negli uffici manca la cancelleria, anche la carta è centellinata, la mensa è di sicuro meno gradevole di quella di un ospedale (c'è un occhio attento al benessere del personale), non c'è niente a norma di legge negli uffici, a cominciare dall'arredamento, passando per le uscite di sicurezza, ma per convention, per attirare i clienti, per promuovere l'immagine dell'azienda vengono sprecati milioni di euro.
Chi ne fa le spese, in entrambi i casi, sono i dipendenti, da una parte perchè soldi per aumenti di stipendio e progressioni di carriera non ce ne sono, dall'altro perchè per poter lavorare, contare i fogli di carta e non aver il nastro adesivo è sintomatico di una mala gentione che provoca un diffuso malessere tra i dipendenti.
Poi ci sono stati altri esempi ancora più eclatanti, e in questi 2/3 casi le aziende sono fallite o sono state commissariate, con buona pace dei lavoratori che sono stati licenziati.
I miei complimenti ai manager italiani, avnti così che andiamo benissimo!
D'altra parte mi sembra che anche il Governo abbia lo stesso stile di gestione, quindi perchè cambiare, è l'Italia, o no?
Etichette:
aziende,
mala gestione,
soldi,
sprechi,
tagli
domenica 22 gennaio 2012
Ma le società sanno quello che vogliono, quando assumono?
Nella mia attività ne vedo veramente di ogni.
Cercare Manager Assistant per varie società, nel corso degli ultimi 2/3 anni, mi ha fatto capire che veramente nessuno sa cosa fa o può fare questa figura professionale, con lo sgradito risultato che candidate e aziende restano profondamente deluse.
Un paio di esempi per tutte.
Selezione per una Assistente di Alta Direzione, direttore di pima linea, richiesta di laurea, esperienza di più di 10 anni nel ruolo e inglese, ma inquadramento da centralinista o poco più e retribuzione che, mi ha dichiarato la candidata, percepiva nel 2003.
Fortunatamente capo e assistente si sono piaciuti e lei decise di accettare, in quanto l'attività che le era stata proposta e la tipologia di azienda le interessavano molto.
Selezione per una Responsabile di Segreteria Generale, mega azienda multinazionale, dipendenza da una prima linea, quadro, stipendio considerevole, sembrava tuto perfetto.
Dopo qualche mese la candidata era profondamente delusa perchè la sua attività era limitata e limitante, non le era permessa nessuna inziativa personale, doveva chiedere il permesso al capo per fare qualunque cosa e passava la giornate a smistare la corrispondenza interna via mail.
Ma le aziende quando cercano un profilo, sanno quello che vogliono???
Sono connesse con la realtà del mondo del lavoro o pensano solo al loro budget, nel primo caso e al prestigio, del ruolo e non ai suoi contenuti, nel secondo?
Sanno che ci sono persone che amano il loro lavoro e che desiderano farlo bene ed essere messe nelle condizioni di farlo bene?
Essere inquadrate come centraliniste a più di 40 anni o essere una specie di lussoso ufficio postale virtuale, può andare bene a qualche ottusa e poco ambiziosa persona, ma posso assicurare che tra le Manager Assistant che ho selezionato, ce ne sono che conoscono il loro valore e le loro capacità.
Alla fine aziende, selezionatori interni e anche headhunter sono quanto di meno professionale c'è sul mercato, e possono fare danni rilevanti alla carriera di un candidato.
Cercare Manager Assistant per varie società, nel corso degli ultimi 2/3 anni, mi ha fatto capire che veramente nessuno sa cosa fa o può fare questa figura professionale, con lo sgradito risultato che candidate e aziende restano profondamente deluse.
Un paio di esempi per tutte.
Selezione per una Assistente di Alta Direzione, direttore di pima linea, richiesta di laurea, esperienza di più di 10 anni nel ruolo e inglese, ma inquadramento da centralinista o poco più e retribuzione che, mi ha dichiarato la candidata, percepiva nel 2003.
Fortunatamente capo e assistente si sono piaciuti e lei decise di accettare, in quanto l'attività che le era stata proposta e la tipologia di azienda le interessavano molto.
Selezione per una Responsabile di Segreteria Generale, mega azienda multinazionale, dipendenza da una prima linea, quadro, stipendio considerevole, sembrava tuto perfetto.
Dopo qualche mese la candidata era profondamente delusa perchè la sua attività era limitata e limitante, non le era permessa nessuna inziativa personale, doveva chiedere il permesso al capo per fare qualunque cosa e passava la giornate a smistare la corrispondenza interna via mail.
Ma le aziende quando cercano un profilo, sanno quello che vogliono???
Sono connesse con la realtà del mondo del lavoro o pensano solo al loro budget, nel primo caso e al prestigio, del ruolo e non ai suoi contenuti, nel secondo?
Sanno che ci sono persone che amano il loro lavoro e che desiderano farlo bene ed essere messe nelle condizioni di farlo bene?
Essere inquadrate come centraliniste a più di 40 anni o essere una specie di lussoso ufficio postale virtuale, può andare bene a qualche ottusa e poco ambiziosa persona, ma posso assicurare che tra le Manager Assistant che ho selezionato, ce ne sono che conoscono il loro valore e le loro capacità.
Alla fine aziende, selezionatori interni e anche headhunter sono quanto di meno professionale c'è sul mercato, e possono fare danni rilevanti alla carriera di un candidato.
Etichette:
annunci lavoro,
colloqui,
donne colloqui headhunter cacciatori di teste selezione personale,
responsabilita',
segretaria,
selezione,
vita in ufficio
domenica 1 gennaio 2012
Quali sono i vostri buoni propositi per il 2012?
Se a qualcuno interessano ecco i miei:
1. dato che anche quando mi impegno, i risultati sono sempre deludenti, non smetterò di fare la maestrina precisina perfettina, di rompere le palle e di incazzarmi con quelli che mi stanno intorno che invece sono assolutamente imperfetti e ignoranti.
2. continuerò a gridare e ad alzare la voce quando mi arrrabbio, ovvero almeno una volta al giorno.
3. non smetterò di correre perchè è nella mia natura andare al triplo della velocità delle persone normali, motivo per cui io sono superiore.
4. non ho nessuna intenzione di amare e/o accettare ogni espressione più o meno creativa di tutti quelli che mi stanno intorno, perchè sono veramente dei mediocri e sono stufa di far finta di essere meno intelligente di quello che sono, per far loro piacere e non farli sentire cretini
5. parlerò di meno, di sicuro quello che dico non raggiunge neanche lontanamente la loro barriera emato-encefalica, ammesso che ce l'abbiano.
6. userò meno internet e inviterò più amici a cena, sì, perchè gli amici me li scelgo.
7. lavorerò senza esagerare perchè la mia vita viene prima del lavoro
8. smetterò di raccontare palle: non ce la posso fare a mentire ancora e a far finta che voglio bene a tutti quelli che mi stanno intorno.
Voglio bene solo a pochissimi che mi stanno intorno.
E voi quali buoni e VERI propositi?
Siate sinceri con voi stessi e piantatela di fare i buonisti, sono tutte cazzate!
1. dato che anche quando mi impegno, i risultati sono sempre deludenti, non smetterò di fare la maestrina precisina perfettina, di rompere le palle e di incazzarmi con quelli che mi stanno intorno che invece sono assolutamente imperfetti e ignoranti.
2. continuerò a gridare e ad alzare la voce quando mi arrrabbio, ovvero almeno una volta al giorno.
3. non smetterò di correre perchè è nella mia natura andare al triplo della velocità delle persone normali, motivo per cui io sono superiore.
4. non ho nessuna intenzione di amare e/o accettare ogni espressione più o meno creativa di tutti quelli che mi stanno intorno, perchè sono veramente dei mediocri e sono stufa di far finta di essere meno intelligente di quello che sono, per far loro piacere e non farli sentire cretini
5. parlerò di meno, di sicuro quello che dico non raggiunge neanche lontanamente la loro barriera emato-encefalica, ammesso che ce l'abbiano.
6. userò meno internet e inviterò più amici a cena, sì, perchè gli amici me li scelgo.
7. lavorerò senza esagerare perchè la mia vita viene prima del lavoro
8. smetterò di raccontare palle: non ce la posso fare a mentire ancora e a far finta che voglio bene a tutti quelli che mi stanno intorno.
Voglio bene solo a pochissimi che mi stanno intorno.
E voi quali buoni e VERI propositi?
Siate sinceri con voi stessi e piantatela di fare i buonisti, sono tutte cazzate!
Etichette:
buoni propositi,
buonismo,
cazzate,
natale
sabato 10 dicembre 2011
E via, le foglie alla fine volano...
Ho lasciato VCP.
Le foglie o marciscono, oppure volano via.
Io sono di quelle che volano via.
Dato che nella gabbia dei gerbilli, il mio posticino e' stato preso da altri, ho preferito lascare la comoda cuccia e uscire fuori.
Ho sempre pensato che e' meglio rischiare che morire, oltretutto morire marciti fa abbastanza schifo e puzza un bel po'.
Quindi eccomi di nuovo in gioco, in una nuova gabbia, dove sono entrata da poco, ma gia' mi rendo conto che invece che con gerbilli ho a che fare con galline isteriche.
Nella mia vecchia gabbia tutto mi era familiare, le dinamiche sempre le stesse e riuscivo a tenere tutto sotto controllo.
Ora sono daccapo e sta volta devo cercare di capire come controllare l'esubero di ormoni e progesterone.
L'introduzione di una grossa quota di testosterone sarebbe l'ideale, ma sembra che su questo mercato ce ne sia pochissimo.
Tornando ai gerbilli, saltuariamente ricevo notizie terrificanti, regna il terrore e molti sono stati cacciati, senza trovar loro un'altra gabbia, o se ne sono andati per la disperazione e vagano raminghi.
VCP, dalla sua torre di comando, arroccato sul suo trono di cristallo, in mezzo a posacenere pieni di mozziconi di sigarette, ha completamente distrutto il tessuto di relazioni e supporto che si era creato e ora vige la legge del "mors tua, vita mea".
Nonostante tutto, io mi ci trovavo bene, coi gerbilli, di sicuro meglio che con le galline isteriche, pero' probabilmente facevo cosi' tanta paura a VCP, che prima o poi mi avrebbe fatto assassinare.
La sua "mano longa", l"Essere Triste" di nome e di fatto, mi aveva gia' minacciata, in passato, e ora, senza piu' Pongo a proteggermi, avrebbero avuto la strada spianata.
D'altra parte io non sono uno personaggio che sta zitto, lascio sempre un segno e, come mi disse l'Essere Triste, mi faccio notare, non sono subumano come vengono giudicati gli altri gerbilli, sono di una scomodita' pazzesca perche' penso.
Le foglie o marciscono, oppure volano via.
Io sono di quelle che volano via.
Dato che nella gabbia dei gerbilli, il mio posticino e' stato preso da altri, ho preferito lascare la comoda cuccia e uscire fuori.
Ho sempre pensato che e' meglio rischiare che morire, oltretutto morire marciti fa abbastanza schifo e puzza un bel po'.
Quindi eccomi di nuovo in gioco, in una nuova gabbia, dove sono entrata da poco, ma gia' mi rendo conto che invece che con gerbilli ho a che fare con galline isteriche.
Nella mia vecchia gabbia tutto mi era familiare, le dinamiche sempre le stesse e riuscivo a tenere tutto sotto controllo.
Ora sono daccapo e sta volta devo cercare di capire come controllare l'esubero di ormoni e progesterone.
L'introduzione di una grossa quota di testosterone sarebbe l'ideale, ma sembra che su questo mercato ce ne sia pochissimo.
Tornando ai gerbilli, saltuariamente ricevo notizie terrificanti, regna il terrore e molti sono stati cacciati, senza trovar loro un'altra gabbia, o se ne sono andati per la disperazione e vagano raminghi.
VCP, dalla sua torre di comando, arroccato sul suo trono di cristallo, in mezzo a posacenere pieni di mozziconi di sigarette, ha completamente distrutto il tessuto di relazioni e supporto che si era creato e ora vige la legge del "mors tua, vita mea".
Nonostante tutto, io mi ci trovavo bene, coi gerbilli, di sicuro meglio che con le galline isteriche, pero' probabilmente facevo cosi' tanta paura a VCP, che prima o poi mi avrebbe fatto assassinare.
La sua "mano longa", l"Essere Triste" di nome e di fatto, mi aveva gia' minacciata, in passato, e ora, senza piu' Pongo a proteggermi, avrebbero avuto la strada spianata.
D'altra parte io non sono uno personaggio che sta zitto, lascio sempre un segno e, come mi disse l'Essere Triste, mi faccio notare, non sono subumano come vengono giudicati gli altri gerbilli, sono di una scomodita' pazzesca perche' penso.
martedì 12 luglio 2011
E dopo che sei marcita ben bene, ecco VCP
Ammetto che un minimo di aspettativa c'era.
Pongo se ne andava e magari il nuovo gerbillone sarebbe stato meglio.
Mai avere aspettative favorevoli, mi dicevo, e meno male!!
VCP (voglio comando e posso) e' un maleducato dittatore in miniatura, primo perche' e' un gerbillo e notoriamente non sono grossi animali e poi perche' governa una gabbietta di pseudo topolini.
VCP si e' presentato in modo aggressivo, sgradevole, imperativo e senza rispetto per nessuno degli altri gerbilli.
Ci ha radunati tutti in un angolo della gabbia e ci ha tenuto un concione su come e' bravo lui, splendido e fantastico e come noi, invece, siamo insignificanti, incapaci e sottosviluppati.
Ha gia' imposto il suo "stile" di comando, infrangendo una o forse piu' delle leggi dello stato gerbilliano e dichiarando con il suo comportamento, di essere superiore allo stesso stato e alle sue leggi.
Ha umiliato i suoi vice in comando assimilandoli a tutto il resto della popolazione.
Insomma, decisamente un ottimo inizio e una favolosa presentazione.
Vorrei far notare che l'ultimo VCP, di un certo rilievo, e' finito appeso in Piazzale Loreto e anche se il nostro e' di sicuro di spessore molto inferiore, i gerbilli, anche se non sono combattenti, di sicuro sono bravissimi a far affondare chiunque nelle sabbie mobili dell'ignavia e dell'indifferenza.
Pongo se ne andava e magari il nuovo gerbillone sarebbe stato meglio.
Mai avere aspettative favorevoli, mi dicevo, e meno male!!
VCP (voglio comando e posso) e' un maleducato dittatore in miniatura, primo perche' e' un gerbillo e notoriamente non sono grossi animali e poi perche' governa una gabbietta di pseudo topolini.
VCP si e' presentato in modo aggressivo, sgradevole, imperativo e senza rispetto per nessuno degli altri gerbilli.
Ci ha radunati tutti in un angolo della gabbia e ci ha tenuto un concione su come e' bravo lui, splendido e fantastico e come noi, invece, siamo insignificanti, incapaci e sottosviluppati.
Ha gia' imposto il suo "stile" di comando, infrangendo una o forse piu' delle leggi dello stato gerbilliano e dichiarando con il suo comportamento, di essere superiore allo stesso stato e alle sue leggi.
Ha umiliato i suoi vice in comando assimilandoli a tutto il resto della popolazione.
Insomma, decisamente un ottimo inizio e una favolosa presentazione.
Vorrei far notare che l'ultimo VCP, di un certo rilievo, e' finito appeso in Piazzale Loreto e anche se il nostro e' di sicuro di spessore molto inferiore, i gerbilli, anche se non sono combattenti, di sicuro sono bravissimi a far affondare chiunque nelle sabbie mobili dell'ignavia e dell'indifferenza.
Etichette:
assistente,
capi,
segretaria,
uomini,
vita in ufficio
lunedì 9 maggio 2011
Ti lasciano lì a marcire, come le foglie in autunno
Quando la scrittura rimane l’ultima isola in cui rifugiarsi, per non avere nulla a che fare con tutti quelli che hai intorno, vuole dire che è meglio cambiare aria.
Non poter parlare con le persone per paura che qualcuno faccia la spia, dover controllare di non essere controllati, avere paura di fare qualche sbaglio e di finire nella loro rete.
Questa è l’atmosfera.
Sembra di essere ai tempi del fascismo dove più di due persone, colte insieme a parlare, era considerata sedizione.
Sembra di essere ai tempi dell’Inquisizione, quando le donne intelligenti venivano bruciate sul rogo, perché l’intelligenza non era e tuttora non è, prerogativa femminile.
Così scrivo, per non parlare e non dire nulla che potrebbe nuocermi o che potrebbe essere riferito, travisato e manipolato, cerca di stare il più possibile da sola.
Anche questo è mobbing, ma chi mi sottopone a questo trattamento non sa che io trovo sollievo nella solitudine, quando intorno a me c’è solamente una rumorosa caciara, inutile cortina di chi non ha cose intelligenti da dire, ma parla solo per non pensare che, anche a lui, prima o poi potrebbe toccare lo stesso destino.
I proverbi sono sempre saggi: “meglio soli che male accompagnati”.
E sono sola, perché anche se altri subiscono lo stesso trattamento, non osano levare la loro voce per protestare.
E non è consolante, ma agghiacciante, che alcuni siano o siano stati in queste condizioni per anni e che abbiano resistito in uno “sgabuzzino virtuale”, senza fare e dire nulla per anni, solo per arrivare alla fine del mese e pagare i conti.
Ti lasciano lì a marcire.
Non poter parlare con le persone per paura che qualcuno faccia la spia, dover controllare di non essere controllati, avere paura di fare qualche sbaglio e di finire nella loro rete.
Questa è l’atmosfera.
Sembra di essere ai tempi del fascismo dove più di due persone, colte insieme a parlare, era considerata sedizione.
Sembra di essere ai tempi dell’Inquisizione, quando le donne intelligenti venivano bruciate sul rogo, perché l’intelligenza non era e tuttora non è, prerogativa femminile.
Così scrivo, per non parlare e non dire nulla che potrebbe nuocermi o che potrebbe essere riferito, travisato e manipolato, cerca di stare il più possibile da sola.
Anche questo è mobbing, ma chi mi sottopone a questo trattamento non sa che io trovo sollievo nella solitudine, quando intorno a me c’è solamente una rumorosa caciara, inutile cortina di chi non ha cose intelligenti da dire, ma parla solo per non pensare che, anche a lui, prima o poi potrebbe toccare lo stesso destino.
I proverbi sono sempre saggi: “meglio soli che male accompagnati”.
E sono sola, perché anche se altri subiscono lo stesso trattamento, non osano levare la loro voce per protestare.
E non è consolante, ma agghiacciante, che alcuni siano o siano stati in queste condizioni per anni e che abbiano resistito in uno “sgabuzzino virtuale”, senza fare e dire nulla per anni, solo per arrivare alla fine del mese e pagare i conti.
Ti lasciano lì a marcire.
venerdì 25 marzo 2011
Pongo e la fuga
Rieccomi dopo una lunga pausa.
Sono successe tante cose e non so da dove cominciare.
Abbiamo una gabbia nuova, bellissima e grande, così i gerbilli possono correre per ore indisturbati.
I dispenser del cibo si sono moltiplicati, però alcuni dicono che la qualità è peggiorata...
Questi gerbilli non sono mai contenti!
Mi auguravo un periodo di pace e serenità e invece Pongo è stato messo talmente sotto pressione che ha deciso di evadere.
Non ce la fa più a correre nella ruota tutto il giorno, fino a notte fonda e anche nei fine settimana, quando prima invece, si sollazzava di cibo crogiolandosi al primo sole primaverile o godendo del termosifone che sta proprio vicino alla gabbia.
Ho scoperto che è mesi che furtivamente scava un tunnel per scappare, all’insaputa di tutti, ma alla fine la notizia è trapelata e ha scatenato un putiferio.
In questa gabbia non ci sono segreti.
All’inizio ha cercato di negare, come al solito arrampicandosi sugli specchi, ma alla fine ha ceduto e ha vuotato il sacco: vuole una gabbia tutta sua, dove lui è il capo supremo.
E bravo il nostro Pongo!
Peccato che lasci tutti nella cacca.
Sono successe tante cose e non so da dove cominciare.
Abbiamo una gabbia nuova, bellissima e grande, così i gerbilli possono correre per ore indisturbati.
I dispenser del cibo si sono moltiplicati, però alcuni dicono che la qualità è peggiorata...
Questi gerbilli non sono mai contenti!
Mi auguravo un periodo di pace e serenità e invece Pongo è stato messo talmente sotto pressione che ha deciso di evadere.
Non ce la fa più a correre nella ruota tutto il giorno, fino a notte fonda e anche nei fine settimana, quando prima invece, si sollazzava di cibo crogiolandosi al primo sole primaverile o godendo del termosifone che sta proprio vicino alla gabbia.
Ho scoperto che è mesi che furtivamente scava un tunnel per scappare, all’insaputa di tutti, ma alla fine la notizia è trapelata e ha scatenato un putiferio.
In questa gabbia non ci sono segreti.
All’inizio ha cercato di negare, come al solito arrampicandosi sugli specchi, ma alla fine ha ceduto e ha vuotato il sacco: vuole una gabbia tutta sua, dove lui è il capo supremo.
E bravo il nostro Pongo!
Peccato che lasci tutti nella cacca.
mercoledì 10 novembre 2010
Agitazione e fibrillazione, la gabbia dei gerbilli è in tumulto
Ed eccoci di nuovo a parlare di loro, dei gerbilli.
Negli ultimi tempi nella gabbia c'è un gran movimento, gerbilli isterici che corrono da tutte le parti, squittiscono disperati e mai le ruote sono andate così veloci.
Visti da fuori sono veramente buffi, per la prima volta da quando osservo la gabbia, ci vedo una certa attività.
Pongo, il re dei gerbilli, ha delle occhiaie scure che gli cerchiamo gli occhi, tanto che sembra un mini-panda, lo stress lo fa ingrassare e spesso ha gli occhi rossi e iniettati di sangue.
Si vede ch fatica a tenere sotto controllo la situazione.
Gli altri sembrano palline da flipper impazzite e più si agitano più fanno casino.
Le imprecazioni e le maledizioni contro l'infame destino si sprecano: "Porco di qui e porco di là, ma chi me lo ha fatto fare? cosa cazzo avrà in mente quel testa di cazzo?" sono frasi assai comuni e ripetute.
Uno, in particolare, passeggia avanti e indietro, maledicendo il giorno in cui è entrato nella gabbia, stappandosi i pochi ciuffi di peli che ha in testa e imprecando nella sua lingua di origine.
Anche la gerbilla femmina, che di solito mantiene una calma olimpica, ora è quasi isterica e corre velocissima nella ruota per produrre al più presto quintali di documenti che regolarmente vengono tritati e non lasciano traccia del suo faticoso compito.
Tra l'altro l'infame padrone della gabbia, a fronte di tutto questo movimento, non gli ha aumentato le razioni di cibo, anzi gli ha tolto anche il pranzo speciale della domenica e spesso scuote la gabbia, spaventandoli a morte e ridendo quando li vede rotolare in un angolo della gabbia, con le zampine in aria, uno ammassato sull'altro.
I bei tempi del dolce far niente sono finiti, anche per i gerbilli.
Negli ultimi tempi nella gabbia c'è un gran movimento, gerbilli isterici che corrono da tutte le parti, squittiscono disperati e mai le ruote sono andate così veloci.
Visti da fuori sono veramente buffi, per la prima volta da quando osservo la gabbia, ci vedo una certa attività.
Pongo, il re dei gerbilli, ha delle occhiaie scure che gli cerchiamo gli occhi, tanto che sembra un mini-panda, lo stress lo fa ingrassare e spesso ha gli occhi rossi e iniettati di sangue.
Si vede ch fatica a tenere sotto controllo la situazione.
Gli altri sembrano palline da flipper impazzite e più si agitano più fanno casino.
Le imprecazioni e le maledizioni contro l'infame destino si sprecano: "Porco di qui e porco di là, ma chi me lo ha fatto fare? cosa cazzo avrà in mente quel testa di cazzo?" sono frasi assai comuni e ripetute.
Uno, in particolare, passeggia avanti e indietro, maledicendo il giorno in cui è entrato nella gabbia, stappandosi i pochi ciuffi di peli che ha in testa e imprecando nella sua lingua di origine.
Anche la gerbilla femmina, che di solito mantiene una calma olimpica, ora è quasi isterica e corre velocissima nella ruota per produrre al più presto quintali di documenti che regolarmente vengono tritati e non lasciano traccia del suo faticoso compito.
Tra l'altro l'infame padrone della gabbia, a fronte di tutto questo movimento, non gli ha aumentato le razioni di cibo, anzi gli ha tolto anche il pranzo speciale della domenica e spesso scuote la gabbia, spaventandoli a morte e ridendo quando li vede rotolare in un angolo della gabbia, con le zampine in aria, uno ammassato sull'altro.
I bei tempi del dolce far niente sono finiti, anche per i gerbilli.
Etichette:
bei tempi,
duro lavoro,
gerbilli,
vita in ufficio
Iscriviti a:
Post (Atom)