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lunedì 10 settembre 2012

Devastanti momenti di ozio forzato


Senza volermi abbattere, perchè so che c’è chi sta peggio di me, credo che mi si prospettino lunghi pomeriggi di ozio.

Perchè lamentarsi?

E’ vero, non dovrei, perchè, a parte un lavoro, non mi manca nulla, ma l’abbrutimento del non far niente mi ha sempre terrorizzato.

Quando ero più giovane, l’inattività mi faceva paura, perchè signifcava fermarsi a pensare e la maggior parte delle volte non mi piaceva quello che vedevo, fermandomi a guardarmi.

Ora è diverso, mi guardo e mi piace quello che vedo, mi piace la persona che sono diventata, anche se so che tante caratteristiche che mi contraddistinguono mi hanno impedito di fare determinate scelte e ottenere cose.

Ma lo so, e sono scesa a patti con il fatto che queste mie caratteristiche sono un po’ ingombranti.

Di contro credo di avere qualità che poche altre persone hanno, solo che sembra che non interessino a nessuno, o meglio, magari qualcuno interessato c’è, ma poi quando si arriva al dunque, ti tratta in un modo che dire “insultante” è poco.

La professionalità va pagata e se uno non è disposto a farlo, non chieda a me di fare un lavoro.

Anche se c’è crisi, non vuol dire che si possano strangolare le persone.

Se mi viene chiesto un preventivo per fare un certo tipo di lavoro, sono disposta a mediare e ad andare incontro alle esigenze del cliente, ma se il cliente mi offre un decimo di quello che ho chiesto, mi viene solo da ridere.

Così rido e medito sul fatto che per qualche strana ragione, qualunque tipo di attività mi metta a fare, i clienti cercano sempre di fregarmi, obbligandomi così a giocare d’anticipo e a cercare di fregarli io per prima.

E’ come quando lavori come dipendente e ti dai da fare anche di più di quello che dovresti e non ti viene riconosciuto, mai, neanche con un grazie.

Dopo un po’, come ha sottolineato un’amica, piano, piano, ti tiri indietro e fai solo quello che io chiamo “il minimo sindacale” che non dà soddisfazione nè a te e tantomeno al datore di lavoro che ti considera un dipendente di scarso valore.

Evidentemente c’è qualcosa che non va nel sistema.

Credo si tratti del fatto che “meritocrazia” in Italia è una parolaccia impronunciabile.

Il mito del “posto fisso” ha creato generazioni di lavoratori che sono assolutamente incapaci in alcuni casi o, in altri non sono minimamente interessati a migliorare le loro performances.

Così si fa carriera in modi a dir poco alternativi.

sabato 30 giugno 2012

Tutti mi dicono che sono troppo incazzata

Ultimamente tutte le persone con cui parlo mi dicono che sono troppo incazzata.
In realtà sono più gentili e cautamente mi fanno notare che tutta questa rabbia prima o poi mi farà scoppiare.
Può darsi, o forse no.
Io sono incazzata da tutta la vita.
Mi incazzo per ogni ingiustizia, sia che colpisca me, sia che colpisca altri.
Mi hanno suggerito di non fare la Giovanna d’Arco, ma evidentemente neanche l’idea di finire sul rogo mi blocca.
Comunque negli ultimi tempi non sono solo incazzata, sono furibonda, perché il mio castello è crollato e perché mi trovo di nuovo a dover ricominciare tutto.
Non che mi manchino entusiasmo ed energie, ma sinceramente pensavo di avere diritto anche io di rilassarmi un attimo e dedicarmi con serenità alle cose che mi piacciono.
Purtroppo sono incappata in un’azienda di pazzi con un capo incompetente, ignorante, egomaniaco.
La normalità direte voi.
Certamente dico io, mica è il primo.
Solo che sono io che non ho più pazienza e neanche voglia di star dietro a un coglione.
Se il citato coglione mi avesse fatto trottare per portare a termine compiti intelligenti, progetti importanti e avessi fallito, sarei d’accordo con lui, ma i problemi che sono sorti, secondo lui sono stati la mia incapacità di farmi rispettare e la mancanza di organizzazione.
Io, incapace e disorganizzata?
No, non credo proprio e adesso vi spiego gli antefatti.
INCAPACE
Secondo il coglione, monopalla, criptocommunicator, io non so farmi rispettare perché le sue galline non hanno rispettato le nuove direttive aziendali.
Le citate galline si sono fatte un baffo di un’informativa mandata a nome suo e a nome dell’Amministratore Delegato che vietava loro di fare una certa cosa.
Le galline l’hanno fatta ugualmente, nonostante le indicazioni, fottendosene di quello che stava scritto sulla mail.
Il coglione mi ha scritto, dall’altra parte del mondo, dove stava, che io avrei dovuto impormi.
Gli ho gentilmente fatto notare che se né l’autorità dell’AD né la sua avevano appeal, la mia di sicuro contava anche meno.
Mi ha scritto dal Far East “argomento chiuso”.
Io al di qua dell’oceano che c’è in mezzo, lo sentivo scivolare sui vetri.
DISORGANIZZATA
Questa volta partiamo subito male.
Il coglione, monopalla, criptocommunicator, ha già sclerato con l’agenzia viaggi perché voleva a tutti i costi un biglietto elettronico da loro, quando ne era già in possesso.
Questo perché tutte le MA sanno, come lo sa anche lui, che l’American Express manda i biglietti, acquistati tramite loro direttamente al cliente anche se la procedura di acquisto è stata portata avanti da altri. E non trattano, non comunicano e non interagiscono con nessun altro che non sia il titolare della carta.
Alla mia domanda, un po’ stronza e di sicuro retorica, ma il biglietto tu ce l’hai? il CMC, ridacchiando isterico, ammette di si, ma insiste nel volerlo ricevere dall’agenzia.
Sono basita.
Dalla cattiveria, stronzaggine e bastardaggine.
Comunque, io gli preparo tutto, gli mando tutto via mail, glielo stampo, gli faccio il riassunto di quello che deve fare su un unico foglio.
Mi presento al suo cospetto e gli mostro la documentazione, foglio per foglio, prenotazione per prenotazione.
Lui annuisce.
Io domando se ha tutto quello che gli serve, se manca qualcosa, se posso fare altro per renderlo felice.
Risponde che è tutto a posto.
Sempre quando è dall’altra parte dell’oceano, perché il contradditorio frontale non lo reggerebbe, comincia ad inondarmi di e-mail chiedendomi perché non gli ho organizzato il transfer dall’albergo all’aeroporto.
Distacco zen.
Respiro profondo, provo a chiamarlo, ma CMC non risponde, paura di non reggere il confronto dialettico neanche per telefono?
Non gli scrivo, aspetto.
Insiste via mail.
Finalmente gli scrivo educatamente che nei 6 mesi precedenti, tanto è durata la nostra collaborazione, mai mi ha chiesto i transfer, dicendo che la sua preferenza andava ai taxi, che questa volta all’arrivo alle 4.50 di notte mi ero premurata di organizzarlo, vista l’ora inconsueta e che durante il briefing prima della partenza il problema del transfer per l'aeroporto non era stato sollevato.
Risponde che non condivide.
Neanche io, se per questo.
Anche perché brutto coglione, monopalla, criptocommunicator, dato che non mi hai volutamente comunicato dove cazzo sei durante il pomeriggio e il check-out degli hotel, in genere, è alle 12.00, come indovino io da dove vuoi il transfer e a che ora?
Il volo è alle 22.30.
Dove vai nel pomeriggio? sulla spiaggia di Copa Cabana?
Dove vuoi cenare? in un ristorante in città oppure mangi un panino in aeroporto?
Quando ci siamo conosciuti mi ha esplicitamente detto che sei uno che si arrangia da solo e che non hai bisogno della badante.
In quel momento ti ho adorato.
Adesso ti odio.

sabato 10 dicembre 2011

E via, le foglie alla fine volano...

Ho lasciato VCP.

Le foglie o marciscono, oppure volano via.

Io sono di quelle che volano via.

Dato che nella gabbia dei gerbilli, il mio posticino e' stato preso da altri, ho preferito lascare la comoda cuccia e uscire fuori.

Ho sempre pensato che e' meglio rischiare che morire, oltretutto morire marciti fa abbastanza schifo e puzza un bel po'.

Quindi eccomi di nuovo in gioco, in una nuova gabbia, dove sono entrata da poco, ma gia' mi rendo conto che invece che con gerbilli ho a che fare con galline isteriche.

Nella mia vecchia gabbia tutto mi era familiare, le dinamiche sempre le stesse e riuscivo a tenere tutto sotto controllo.

Ora sono daccapo e sta volta devo cercare di capire come controllare l'esubero di ormoni e progesterone.

L'introduzione di una grossa quota di testosterone sarebbe l'ideale, ma sembra che su questo mercato ce ne sia pochissimo.

Tornando ai gerbilli, saltuariamente ricevo notizie terrificanti, regna il terrore e molti sono stati cacciati, senza trovar loro un'altra gabbia, o se ne sono andati per la disperazione e vagano raminghi.

VCP, dalla sua torre di comando, arroccato sul suo trono di cristallo, in mezzo a posacenere pieni di mozziconi di sigarette, ha completamente distrutto il tessuto di relazioni e supporto che si era creato e ora vige la legge del "mors tua, vita mea".

Nonostante tutto, io mi ci trovavo bene, coi gerbilli, di sicuro meglio che con le galline isteriche, pero' probabilmente facevo cosi' tanta paura a VCP, che prima o poi mi avrebbe fatto assassinare.

La sua "mano longa", l"Essere Triste" di nome e di fatto, mi aveva gia' minacciata, in passato, e ora, senza piu' Pongo a proteggermi, avrebbero avuto la strada spianata.

D'altra parte io non sono uno personaggio che sta zitto, lascio sempre un segno e, come mi disse l'Essere Triste, mi faccio notare, non sono subumano come vengono giudicati gli altri gerbilli, sono di una scomodita' pazzesca perche' penso.

martedì 12 luglio 2011

E dopo che sei marcita ben bene, ecco VCP

Ammetto che un minimo di aspettativa c'era.
Pongo se ne andava e magari il nuovo gerbillone sarebbe stato meglio.
Mai avere aspettative favorevoli, mi dicevo, e meno male!!
VCP (voglio comando e posso) e' un maleducato dittatore in miniatura, primo perche' e' un gerbillo e notoriamente non sono grossi animali e poi perche' governa una gabbietta di pseudo topolini.
VCP si e' presentato in modo aggressivo, sgradevole, imperativo e senza rispetto per nessuno degli altri gerbilli.
Ci ha radunati tutti in un angolo della gabbia e ci ha tenuto un concione su come e' bravo lui, splendido e fantastico e come noi, invece, siamo insignificanti, incapaci e sottosviluppati.
Ha gia' imposto il suo "stile" di comando, infrangendo una o forse piu' delle leggi dello stato gerbilliano e dichiarando con il suo comportamento, di essere superiore allo stesso stato e alle sue leggi.
Ha umiliato i suoi vice in comando assimilandoli a tutto il resto della popolazione.
Insomma, decisamente un ottimo inizio e una favolosa presentazione.
Vorrei far notare che l'ultimo VCP, di un certo rilievo, e' finito appeso in Piazzale Loreto e anche se il nostro e' di sicuro di spessore molto inferiore, i gerbilli, anche se non sono combattenti, di sicuro sono bravissimi a far affondare chiunque nelle sabbie mobili dell'ignavia e dell'indifferenza.

mercoledì 22 settembre 2010

Il diavolo veste Prada, io vesto Upim

Ieri sera ho visto, ancora una volta, il film "Il diavolo veste Prada".
La prima volta che l'ho guardato mi ha divertito, ora, ogni volta che lo rivedo, mi incazzo sempre più.
Le ragioni:
1) nessuna ragazza con i titoli della protagonista risponederebbe mai a un annuncio per quel tipo di lavoro
2) nessuna ragazza con quei titoli di studio verrebbe mai presa per quel tipo di lavoro, perchè il rischio che se ne vada in breve tempo, perchè ha trovato di meglio, è troppo alto
3) non succede mai che ti regalino tutti i vestiti e gli accessori che le vengono regalti nel film. A me è stato detto, per lavorare proprio da Prada, che avrei avuto lo sconto del 30%, perchè era obbligatorio vestire esclusivamente Prada. Fatti i debiti calcoli, avrei potuto comprarmi un capo al mese, ma non avrei più potuto pagare il mutuo... e poi cosa ne avrei fatto del mio guardaroba esistente?
4) non succede neanche che ti paghino parrucchiere e truccatore, nè che tu possa usufruire della limousine e dell'autista
5) i viaggi te li pagano solo se il capo ti vuole portare a letto e tu ci stai, sennò col cavolo che vai a Parigi

Io sarei andata a Parigi alle seguenti condizioni:

IL DATABASE

Ancora una volta il Pierpaolo ha fatto un affare, l’ingegnere mi ha dato un file in Excel con almeno tremila contatti sia di lavoro che personali e mi ha chiesto di trovargli un modo più decente di gestirli. «Bèh, ma ingegnere» cinguetto, «Excel è un foglio di calcolo, bisognerebbe usare Access…». «OK, OK, Lisa, fai tu» risponde, già dimentico di quello che mi ha appena chiesto. Ve bene faccio io e così il Pierpaolo gli costruisce un database che è una meraviglia tecnologica.
Adesso Raffaella ed io non avremo più problemi a trovare i numeri di telefono, il file è in rete e possiamo consultarlo e aggiornarlo entram-be.
Sorge immediato un problema: come spiego all’ingegnere come funziona? Ci provo un paio di volte in ufficio, ma siamo continuamente interrotti dalle telefonate, lui è distratto e tra l’altro non è che sia molto versato da un punto di vista tecnologico – come l’avrà presa la laure-a? Alla CEPU o con i punti dell’Esselunga???
Alla fine io scocciata, lui esausto per il troppo impegno profuso, se ne esce con: «senti, io questo pomeriggio parto per Parigi, tu vieni con me e mentre siamo in aereo mi spieghi come funziona. Io poi vado alla riunione con i clienti, andiamo fuori a cena insieme e domani mattina rientriamo con l’aereo delle sette». «Prego?» faccio io, «ma ingegnere, cosa sta dicendo? Prima di tutto lei in aereo ronfa, in secondo luogo non ho il biglietto e neanche la stanza in albergo, dato che non voglio dormire con lei, e poi io a cena con il mio capo, a Parigi o altrove, non ci vado!».
«Cosa dico a mio marito, che mi faccio un giro a Parigi per spiegare al capo come funziona il database che ha programmato lui??? e lasciamo perdere cosa viene a costare questo scherzetto!!».
Mi guarda un po’ sorpreso, mi sa che non gli è capitato spesso che una donna rifiuti un suo invito, sorride incerto e poi mi dice, «OK, Annalisa, allora me lo spieghi un altro giorno».
Ovviamente non c’è mai stato un altro giorno.

giovedì 16 settembre 2010

I capi, ma sono tutti così?

GLI ULTIMI 2
Gli ultimi due capi non meritano neanche un paragrafo per ciascuno, dato che sono durati circa un paio di mesi ciascuno…
Il Presidentone… dopo che ci avrò scambiato si e no due parole in tre mesi, probabilmente non ha apprezzato il mio modo di disporre la bottiglia d’acqua, rigorosamente naturale a temperatura ambiente, e le riviste sul piano di cristallo, che è la sua scrivania, e mi ha fatta licenziare.
Non l’ha fatto lui di persona, ma le palle non le ha più nessuno??? E la scusa addotta è stata una totale mancanza di feeling, terminologia inglese che equivale a dire che gli stavo sulle sopracitate, dato che non ero disposta a temerlo e a tremare in sua presenza, come fanno tutti gli altri dipendenti.
Ma, dico io, come si fa a temere uno che a 67 anni suonati va ancora a lezione d’inglese ed è presidente della stessa società multinazionale dell’editoria da 25 anni? Ne deduco che sono 25 anni che prende lezioni senza profitto….

L’urlatore, invece, è afflitto da egomania: incapace di resistere nel mondo della politica, perché assolutamente mancante di diplomazia e tatto, ha ripiegato su una carriera con meno esposizione mediatica, fatto che gli deve aver lasciato un po’ di amaro in bocca, perché si deve accontentare di un pubblico ridotto rispetto al Parlamento.
Nonostante la disfatta, la sua eloquenza, che scade sempre nel turpiloquio, non ne ha sofferto: riunioni di ore in cui lui si ascolta dire e ripetere cose dette altre migliaia di volte non scalfiscono minimamente il suo aplomb, e, mentre tutti gli uditori in ascolto, zerbinati in adorazione, lo venerano, la sottoscritta, che non aveva ancora fatto il botox per bloccare la mimica facciale, doveva esprimere tutto il suo disappunto e la noia mortale.
Il risultato è chiaro, all’ennesimo ululato senza ragione, ho rassegnato, di nuovo, le mie dimissioni.


Ho voluto mettere questo racconto, perchè ho appena saputo che il Presidentone è di nuovo alla ricerca.
La sua assistente, presa al mio posto, è campata circa 2 anni e mezzo e ora la vuole fare fuori.
Dovrà trovarle un altra posizione nella società, oppure riempirla di soldi per cacciarla
Io sono stata meno fortunata, perchè mi ha cacciata in periodo di prova.

Certe persone dovrebbero essere eliminate con una latta di benzina e un fiammifero.
Semplice ed economico.