Ho letto il libro di Orwell proprio negli anni in sarebbero dovute succedere le cose che descriveva nel 1948 e mentre leggevo mi veniva la “pelle d’oca”.
Ero molto giovane, ma già allora l’idea di essere controllata, osservate e quindi manipolata e condizionata, mi faceva impazzire.
Essere sottoposta a qualsiasi tipo di controllo mi provocava reazioni incontrollate, allora, e oggi ancora di più.
Controllare e osservare, nel senso deteriore del termine, sono vocaboli degni delle dittature.
Sembra che in questo momento della mia vita, io debba vivere questa situazione a causa non di quello che faccio, perché nessuno ha potuto dire che non faccio bene le cose, ma per come sono, ovvero estroversa, aperta e disponibile con tutti.
Perché sono una persona “scomoda”, di quelle che si fanno notare, non per la bellezza, l’eleganza o la vaccaggine, tutti questi attributi vanno bene per una donna, ma per l’intelligenza.
Peccato mortale, appunto per una donna, dimostrare di essere intelligente, capace, veloce, migliore delle altre, migliore delle “muffe verdi” che stanno attaccate ai muri pervicacemente, senza mai scrostarsi, senza mai dire nulla, che strisciano sotto la moquette e hanno sepolto tutti i loro sogni e hanno smesso di lottare, se mai lo hanno fatto.
Meglio una che ha una moralità indubbia, di una intelligente, perché per rimettere al suo posto la prima, basta una parola volgare, ma per la seconda ci voglio subdole e sottili minacce, perché apertamente non si può accusare una persona di essere troppo intelligente e quindi pericolosa.
Questo è la situazione che mi tocca vivere ogni giorno: una prigione senza sbarre, apparentemente, ma io so che ci sono e non lo posso accettare.
lunedì 18 ottobre 2010
lunedì 11 ottobre 2010
Pasqualina, la pupa e il secchione
Mi è capitato per caso di guardare le Invasioni barbariche.
In genere non guardo la TV, dato che, salvo in alcuni casi, le trasmissioni sono vere schifezze, ma trovo simpatica la conduttrice, Daria Bignardi, e, visto che non c'era altro, per una volta non ho spento il ferale elettrodomestico.
Ci sono stati ospiti illustri come Feltri e la meno illustre Tatangelo, ma la mia attenzione si è focalizzata su Pasqualina.
Pasqualina è una delle pupe dello show "La pupa e il secchione", è una bella ragazza di 19 anni, semi-svestita, che dichiara di esersi presentata così, perchè ormai sa quello che il pubblico vuole, che ha un diploma in psicopedagogia preso a pieni voti, che si ritiene una ragazza onesta e acqua e sapone e che, da grande, vuole fare l'attrice, motivo questo che l'ha spinta a fare la trasmissione di Bonolis, in modo da ottenere notorietà e di conseguneza i soldi che le servono per studiare proprio per diventare attrice, dato che la sua famiglia non è benestante.
La mamma, presente, nonostante sembri sostenere la figlia, tra i denti confessa che quando ha visto la figlia, nuda e scema, in TV per 3 mesi ha avuto mal di stomaco e ha dovuto prendere delle pastiglie.
In pratica la cara Pasqualina ha fatto venire l'ulcera a mammà.
Contrapposta a Pasqualina la Bignardi ha invitato una stilista, di nobile schiatta, il cui lunghissimo nome e vari cognomi, non ricordo assolutamente, accompagnata dalla figlia che non ha aperto bocca.
Presenti anche un giornalista e la mitica Tata Francesca.
Questi ultimi hanno dichiarato che Pasqualina non è propriamente un modello di giovane donna da imitare e Tata Francesca ha suggerito che, anche nel mondo dello spettacolo, ci sono donne di maggior levatura, da imitare.
Pasqualina si è molto adombrata, si è sentita insultata ed è partita al contrattacco, dichiarando di aver fatto quello che ha fatto e che continua a fare e di cui non si vergogna, ma anzi ne va fiera, per potersi pagare gli studi.
La mia domanda, che però nessuno le ha fatto in trasmissione, è:
"POSSIBILE CHE SCULETTARE NUDA IN TV, DICHIARANDO DI ESSERE UNA SCEMA, FOSSE L'UNICO MODO DI GUADAGNARE I SOLDI PER STUDIARE???"
I miei complimenti a tutte le ragazze che vorranno seguire il "fulgido esempio" di Pasqualina e povere tapine, quelle che faticosamente lavorano come baby-sitter, impiegate a tempo, insegnanti part-time per potersi pagare l'università e che probabilmente hanno meno tette di Pasqualina, ma sicuramente più cervello.
In genere non guardo la TV, dato che, salvo in alcuni casi, le trasmissioni sono vere schifezze, ma trovo simpatica la conduttrice, Daria Bignardi, e, visto che non c'era altro, per una volta non ho spento il ferale elettrodomestico.
Ci sono stati ospiti illustri come Feltri e la meno illustre Tatangelo, ma la mia attenzione si è focalizzata su Pasqualina.
Pasqualina è una delle pupe dello show "La pupa e il secchione", è una bella ragazza di 19 anni, semi-svestita, che dichiara di esersi presentata così, perchè ormai sa quello che il pubblico vuole, che ha un diploma in psicopedagogia preso a pieni voti, che si ritiene una ragazza onesta e acqua e sapone e che, da grande, vuole fare l'attrice, motivo questo che l'ha spinta a fare la trasmissione di Bonolis, in modo da ottenere notorietà e di conseguneza i soldi che le servono per studiare proprio per diventare attrice, dato che la sua famiglia non è benestante.
La mamma, presente, nonostante sembri sostenere la figlia, tra i denti confessa che quando ha visto la figlia, nuda e scema, in TV per 3 mesi ha avuto mal di stomaco e ha dovuto prendere delle pastiglie.
In pratica la cara Pasqualina ha fatto venire l'ulcera a mammà.
Contrapposta a Pasqualina la Bignardi ha invitato una stilista, di nobile schiatta, il cui lunghissimo nome e vari cognomi, non ricordo assolutamente, accompagnata dalla figlia che non ha aperto bocca.
Presenti anche un giornalista e la mitica Tata Francesca.
Questi ultimi hanno dichiarato che Pasqualina non è propriamente un modello di giovane donna da imitare e Tata Francesca ha suggerito che, anche nel mondo dello spettacolo, ci sono donne di maggior levatura, da imitare.
Pasqualina si è molto adombrata, si è sentita insultata ed è partita al contrattacco, dichiarando di aver fatto quello che ha fatto e che continua a fare e di cui non si vergogna, ma anzi ne va fiera, per potersi pagare gli studi.
La mia domanda, che però nessuno le ha fatto in trasmissione, è:
"POSSIBILE CHE SCULETTARE NUDA IN TV, DICHIARANDO DI ESSERE UNA SCEMA, FOSSE L'UNICO MODO DI GUADAGNARE I SOLDI PER STUDIARE???"
I miei complimenti a tutte le ragazze che vorranno seguire il "fulgido esempio" di Pasqualina e povere tapine, quelle che faticosamente lavorano come baby-sitter, impiegate a tempo, insegnanti part-time per potersi pagare l'università e che probabilmente hanno meno tette di Pasqualina, ma sicuramente più cervello.
sabato 9 ottobre 2010
La liberta' di espressione e' un diritto sancito dalla costituzione
Una delle persone che seguono il mio blog e che ogni tanto twittera i miei intereventi, (a volte mordaci ed irriverenti, ma sono licenze che la scrittrice si prende, proprio perche' scrittrice) perche', mi ha scritto: "mi fanno ridere", e' stata ingiustamente accusata di aver scritto lei cose che invece sono farina del mio sacco e sono su questo blog.
Tra l'altro, non solo e' stata accusata la persona sbagliata, ma anche il contesto e' stato completamente frainteso.
L'ignoranza pare molto diffusa in una particolare zona geografica, intorno a Bologna, da dove sono gia' partiti dei "j'accuse" assolutamente fuori luogo.
Fino a prova contraria, in Italia, la liberta' di espressione non e' ancora stata censurata e neppure la possibilita' di esprimere un giudizio su qualsiasi cosa.
Io mi prendo la responsabilita' piena di quello che scrivo e pubblico, ma non sono assolutamente tollerante con chi, per ignoranza e malafede, si permette di dare giudizi su persone che neanche conosce.
Inoltre sia i toni che il liguaggio, mi e' stato riferito, erano alterati e triviali.
Dato che la persona in questione dichiara di essere un'assistente, mi domando come la sua azienda possa tollerare che una sua impiegata usi un linguaggio scurrile e volgare, dato che, se una lo usa in privato, e' molto difficile che riesca a contenersi anche in contesti lavorativi.
Ed proprio in queste cose che si vede la differenza tra una segretaria e una manager assistant.
Tra l'altro, non solo e' stata accusata la persona sbagliata, ma anche il contesto e' stato completamente frainteso.
L'ignoranza pare molto diffusa in una particolare zona geografica, intorno a Bologna, da dove sono gia' partiti dei "j'accuse" assolutamente fuori luogo.
Fino a prova contraria, in Italia, la liberta' di espressione non e' ancora stata censurata e neppure la possibilita' di esprimere un giudizio su qualsiasi cosa.
Io mi prendo la responsabilita' piena di quello che scrivo e pubblico, ma non sono assolutamente tollerante con chi, per ignoranza e malafede, si permette di dare giudizi su persone che neanche conosce.
Inoltre sia i toni che il liguaggio, mi e' stato riferito, erano alterati e triviali.
Dato che la persona in questione dichiara di essere un'assistente, mi domando come la sua azienda possa tollerare che una sua impiegata usi un linguaggio scurrile e volgare, dato che, se una lo usa in privato, e' molto difficile che riesca a contenersi anche in contesti lavorativi.
Ed proprio in queste cose che si vede la differenza tra una segretaria e una manager assistant.
lunedì 4 ottobre 2010
Reti neurali...
È notizia dell’11 ottobre 2006: “I risultati su Nature: aperta la strada anche per la crittografia quantistica. Primo teletrasporto di luce e materia. Straordinario esperimento in Danimarca: si apre la possibilità per computer in grado di trasmettere informazioni senza rete fisica”.
Purtroppo questa scoperta è solo di oggi, perché mi avrebbe fatto comodo circa quattro anni fa…
AA è arrivato in ufficio, tutto garrulo e contento, le guanciotte rosse, perché viene in bicicletta, il sigarone pendente dalla bocca, ma ha il fiato per pedalare? e quello strano cappotto di loden con la mantellina, Sherlock Holmes è il suo ispiratore?
Per non parlare del panciotto bordeaux e dei cachecol fantasia che fanno a pugni con il resto.
Comunque sia, si spenzola dallo stipite della porta dell’ufficio tuonando, «buongiorno ragazze! Tutto bene?». Coretto mio e della Lucilla, «buongiorno dottore, benissimo grazie! E lei?».
Anche se veramente non ce ne frega niente, ma l’educazione è un condizionamento molto forte, più forte dell’odio, evidentemente! «Bene, bene» borbotta lui, e poi guardando nel vuoto prosegue, «ah, e mi porti quella lettera là, quella degli avvocati che abbiamo mandato qualche giorno fa…», chiude la porta e se ne va.
Panico!!! Punto uno, chi gliela deve portare? Punto due, chi di noi l’ha scritta e quando? Punto tre quali avvocati e per quale pratica? Punto quattro, mavatteneaffanculo, che ci risiamo di nuovo!
Come fargli capire che siamo due entità distinte, con esperienze diverse e modi di lavorare agli opposti e che quindi se chiede qualcosa deve chiederla alla persona cui l’ha fatta fare e se non si ricorda, come è evidente, perché, a quanto pare, siamo completamente intercambiabili per lui, almeno che dia qualche dettaglio in più per poterci permettere di capire cosa cazzo vuole?!?!
Secondo me è convinto che io e la Lucilla siamo in rete, così lui dà il comando vocale, i nostri microchip si mettono subito al lavoro in tandem e zacchete, che salta fuori la letterina!
Ogni volta che succede penso con invidia al tenente Ura dell’Enterprise che, con quel suo strano aggeggio nell’orecchio ha accesso a tutte le informazioni del computer di bordo in un battito delle sue lunghe ciglia.
Come vorrei che l’avessimo anche noi, sarebbe più facile sopravvivere!
O magari potremmo farci impiantare un microchip sotto pelle, con tutti i dati relativi alla società salvati lì dentro… ne parlerò con il Pierpaolo, dopo tutto, lui lavora in una ditta che produce microchip, magari può aiutarmi.
Nel frattempo stiamo freneticamente cercando di indovinare almeno il soggetto. Spulcio tutte le mie belle cartelline piene zeppe di file, ordinatamente archiviati per pratica, ma non trovo niente di abbastanza attinente alle vaghe indicazioni fornite da AA.
Sbircio sopra la spalla di Lucilla e mi viene un colpo!
Ma come archivia le lettere sta deficiente? Sembra che ogni volta che ne produce uno nuovo, lo salvi in un’unica cartella chiamata “Documenti”, senza nessuna logica e se non l’ordine cronologico dato dal computer… come fa a ritrovare le cose???
O meglio, ecco spiegato perché non le trova mai!
Le chiedo: «scusa Lucilla, ma e i documenti vecchi, che magari al momento sembrano non servire più, ma possono diventare un vero incubo se te li chiedono e non li hai, dove sono?».
Mi guarda con quella sua faccia piatta e larga, che sembra abbia sbattuto contro un muro subito dopo la nascita e mi dice, con un sorrisone «ah, ma guarda, io dopo un po’ quelli vecchi li cancello, cosa li tengo a fare?».
Di nuovo mi assale il desiderio di strangolarla o di tirarle almeno una sberla, tento un sorrisino, che mi viene molto stirato e dico «ah, ecco!», mi siedo e cerco di recuperare la calma.
Tre mesi dopo, all’ennesima crisi isterica nell’ufficio di AA, urlando «o io o lei!!!!», la trasferiscono al marketing, che è il posto adatto alle cretine come lei, che buttano ore al telefono a sparare cazzate, non sanno organizzare un archivio, né impostare una lettera scritta in un italiano almeno accettabile e per carità, non si accenni a fare traduzioni, che sono talmente noiose, così me le spupazzo tutte io, come anche le revisioni dei documenti in inglese maccheronico prodotte da quella piaga dolorosa di Montironi.
Alle cretine come lei, furbette e un po’ zoccole, si adatta molto l’attività nell’ambito della comunicazione, infatti alla Lucilla piace tanto sculettare in presenza di esseri di sesso maschile, non importa neanche se vecchi, brutti e bavosi, purché con i pantaloni e questa è l’unica cosa che ho visto fare a tutte quelle che lavorano nel marketing.
D’altra parte, prima di improvvisarsi “assistente di alta direzione”, come recitava l’annuncio cui io ho risposto, faceva l’account da McDonald, e ancora io mi interrogo, primo, cosa faccia in realtà un account e secondo cosa fa di preciso da McDonald sto cazzo di account???
Probabilmente sta alla cassa e distribuisce i panini e le patatine, visto come Lucilla si destreggia con i lavori di ufficio!!!!!
Ottobre 2010, la mia amica Gillette aggiunge alla mia idea delle reti neurali:
Executive Proactive Mentalist Assistant, che prevede e sottende a doti di innegabile utilità quotidiana come la Lettura del Pensiero Manageriale
2.0, Ubiquity for Assistants (questo ancora in versione Beta) e Smile for Efficiency Pro per smaglianti sorrisi ad ogni ora del giorno.
Purtroppo questa scoperta è solo di oggi, perché mi avrebbe fatto comodo circa quattro anni fa…
AA è arrivato in ufficio, tutto garrulo e contento, le guanciotte rosse, perché viene in bicicletta, il sigarone pendente dalla bocca, ma ha il fiato per pedalare? e quello strano cappotto di loden con la mantellina, Sherlock Holmes è il suo ispiratore?
Per non parlare del panciotto bordeaux e dei cachecol fantasia che fanno a pugni con il resto.
Comunque sia, si spenzola dallo stipite della porta dell’ufficio tuonando, «buongiorno ragazze! Tutto bene?». Coretto mio e della Lucilla, «buongiorno dottore, benissimo grazie! E lei?».
Anche se veramente non ce ne frega niente, ma l’educazione è un condizionamento molto forte, più forte dell’odio, evidentemente! «Bene, bene» borbotta lui, e poi guardando nel vuoto prosegue, «ah, e mi porti quella lettera là, quella degli avvocati che abbiamo mandato qualche giorno fa…», chiude la porta e se ne va.
Panico!!! Punto uno, chi gliela deve portare? Punto due, chi di noi l’ha scritta e quando? Punto tre quali avvocati e per quale pratica? Punto quattro, mavatteneaffanculo, che ci risiamo di nuovo!
Come fargli capire che siamo due entità distinte, con esperienze diverse e modi di lavorare agli opposti e che quindi se chiede qualcosa deve chiederla alla persona cui l’ha fatta fare e se non si ricorda, come è evidente, perché, a quanto pare, siamo completamente intercambiabili per lui, almeno che dia qualche dettaglio in più per poterci permettere di capire cosa cazzo vuole?!?!
Secondo me è convinto che io e la Lucilla siamo in rete, così lui dà il comando vocale, i nostri microchip si mettono subito al lavoro in tandem e zacchete, che salta fuori la letterina!
Ogni volta che succede penso con invidia al tenente Ura dell’Enterprise che, con quel suo strano aggeggio nell’orecchio ha accesso a tutte le informazioni del computer di bordo in un battito delle sue lunghe ciglia.
Come vorrei che l’avessimo anche noi, sarebbe più facile sopravvivere!
O magari potremmo farci impiantare un microchip sotto pelle, con tutti i dati relativi alla società salvati lì dentro… ne parlerò con il Pierpaolo, dopo tutto, lui lavora in una ditta che produce microchip, magari può aiutarmi.
Nel frattempo stiamo freneticamente cercando di indovinare almeno il soggetto. Spulcio tutte le mie belle cartelline piene zeppe di file, ordinatamente archiviati per pratica, ma non trovo niente di abbastanza attinente alle vaghe indicazioni fornite da AA.
Sbircio sopra la spalla di Lucilla e mi viene un colpo!
Ma come archivia le lettere sta deficiente? Sembra che ogni volta che ne produce uno nuovo, lo salvi in un’unica cartella chiamata “Documenti”, senza nessuna logica e se non l’ordine cronologico dato dal computer… come fa a ritrovare le cose???
O meglio, ecco spiegato perché non le trova mai!
Le chiedo: «scusa Lucilla, ma e i documenti vecchi, che magari al momento sembrano non servire più, ma possono diventare un vero incubo se te li chiedono e non li hai, dove sono?».
Mi guarda con quella sua faccia piatta e larga, che sembra abbia sbattuto contro un muro subito dopo la nascita e mi dice, con un sorrisone «ah, ma guarda, io dopo un po’ quelli vecchi li cancello, cosa li tengo a fare?».
Di nuovo mi assale il desiderio di strangolarla o di tirarle almeno una sberla, tento un sorrisino, che mi viene molto stirato e dico «ah, ecco!», mi siedo e cerco di recuperare la calma.
Tre mesi dopo, all’ennesima crisi isterica nell’ufficio di AA, urlando «o io o lei!!!!», la trasferiscono al marketing, che è il posto adatto alle cretine come lei, che buttano ore al telefono a sparare cazzate, non sanno organizzare un archivio, né impostare una lettera scritta in un italiano almeno accettabile e per carità, non si accenni a fare traduzioni, che sono talmente noiose, così me le spupazzo tutte io, come anche le revisioni dei documenti in inglese maccheronico prodotte da quella piaga dolorosa di Montironi.
Alle cretine come lei, furbette e un po’ zoccole, si adatta molto l’attività nell’ambito della comunicazione, infatti alla Lucilla piace tanto sculettare in presenza di esseri di sesso maschile, non importa neanche se vecchi, brutti e bavosi, purché con i pantaloni e questa è l’unica cosa che ho visto fare a tutte quelle che lavorano nel marketing.
D’altra parte, prima di improvvisarsi “assistente di alta direzione”, come recitava l’annuncio cui io ho risposto, faceva l’account da McDonald, e ancora io mi interrogo, primo, cosa faccia in realtà un account e secondo cosa fa di preciso da McDonald sto cazzo di account???
Probabilmente sta alla cassa e distribuisce i panini e le patatine, visto come Lucilla si destreggia con i lavori di ufficio!!!!!
Ottobre 2010, la mia amica Gillette aggiunge alla mia idea delle reti neurali:
Executive Proactive Mentalist Assistant, che prevede e sottende a doti di innegabile utilità quotidiana come la Lettura del Pensiero Manageriale
2.0, Ubiquity for Assistants (questo ancora in versione Beta) e Smile for Efficiency Pro per smaglianti sorrisi ad ogni ora del giorno.
venerdì 1 ottobre 2010
Andiamo sempre peggio... siamo segretarie o Manager Assistant?
Navigando quà e là sono incappata in un portale che si presenta come rappresentativo per chi fa l'assistente di direzione...
Alla prima occhiata mi è sembrato un vero bazar di promozioni per andare in vacanza o alle terme.
Approfondendo e guardando meglio sono inorridita, perchè un link al blog di quella che dovrebbe essere la relatrice, mette come titolo ad una delle iniziative: è "La negoziazione per segretarie in tour".
Andiamo avanti così e cosa ci vedremo proporre? siamo a già alle coccole in altre offerte, cosa dovremo sopportare? ci invitano al salone nautico, ma hanno presente che una barca non ce la potremo mai permettere? e poi, con la crisi che c'è chi sono quei fornitori che ancora credono che le assistenti possano scegliere la regalistica di Natale? quest'anno ci andrà bene se potremo mandare i bilgietti di auguri dell'Unicef.
Mi sembra veramente un sito al limite del ridicolo, che ha l'aria di fare un bel servizio, suppongo pagato, ai fornitori, ma con ben poco contenuto per noi assistenti, amenochè uno non pensi che fare l'assistente equivale a fare il tour operator.
Quaeto dimostra come, chi gestisce il sito, non abbia mai fatto questo lavoro e neanche si sia mai interessato per scoprire cosa fa realmente, tutti i giorni, una assistente di direzione.
E poi, basta con il termine "segretaria", una che si fa chiamare così non lavora in una azienda modernamente organizzata, ma probabilmente si occupa di pagare le bollette, della tata dei bambini del datore di lavoro e di portare a spasso il cane.
Le assistenti di direzione fanno tutt'altro.
Alla prima occhiata mi è sembrato un vero bazar di promozioni per andare in vacanza o alle terme.
Approfondendo e guardando meglio sono inorridita, perchè un link al blog di quella che dovrebbe essere la relatrice, mette come titolo ad una delle iniziative: è "La negoziazione per segretarie in tour".
Andiamo avanti così e cosa ci vedremo proporre? siamo a già alle coccole in altre offerte, cosa dovremo sopportare? ci invitano al salone nautico, ma hanno presente che una barca non ce la potremo mai permettere? e poi, con la crisi che c'è chi sono quei fornitori che ancora credono che le assistenti possano scegliere la regalistica di Natale? quest'anno ci andrà bene se potremo mandare i bilgietti di auguri dell'Unicef.
Mi sembra veramente un sito al limite del ridicolo, che ha l'aria di fare un bel servizio, suppongo pagato, ai fornitori, ma con ben poco contenuto per noi assistenti, amenochè uno non pensi che fare l'assistente equivale a fare il tour operator.
Quaeto dimostra come, chi gestisce il sito, non abbia mai fatto questo lavoro e neanche si sia mai interessato per scoprire cosa fa realmente, tutti i giorni, una assistente di direzione.
E poi, basta con il termine "segretaria", una che si fa chiamare così non lavora in una azienda modernamente organizzata, ma probabilmente si occupa di pagare le bollette, della tata dei bambini del datore di lavoro e di portare a spasso il cane.
Le assistenti di direzione fanno tutt'altro.
mercoledì 29 settembre 2010
Formazione sì, formazione? No!
Ho chiesto all’ufficio del personale la possibilità di frequentare un master in counseling organizzativo, pagato con i fondi, cosa a cui ho diritto, perché ogni mese, lo 0,03% dello stipendio di tutti i lavoratori italiani viene depositato in un fondo e può essere riutilizzato a loro favore per la qualificazione professionale.
Il mio interesse è nato perché nel corso dell’anno passato ho dovuto affrontare situazioni di crisi e gestirle da sola e, dato che mi sono dovuta basare sulla mia autorevolezza, duramente guadagnata, e non sull’autorità dovuta alla funzione ricoperta, sono una banale segretaria, secondo l’ufficio del personale, non è stato un lavoro facile.
Lavorare qui, è come vivere in una continua assemblea di condominio.
Mi spiego: la gente sta (e intendo proprio stare, non lavorare, perché questo è un termine assai poco conosciuto) qui, con il culo nel burro, anche da 20 anni, e, nel corso di questo lunghissimo periodo, ogni persona ha sviluppato simpatie e antipatie, nei confronti dei colleghi, che hanno dato luogo a vere e proprie faide con alleati, feriti e anche morti (lavorativamente parlando, ovviamente).
Esattamente come la mia vicina di 80 anni odia la dirimpettaia perché il suo gatto le ha fatto pipì sullo zerbino nel 1982, le mie colleghe si odiano fra loro perché, anni fa, una ha telefonato al capo dell’altra superando il filtro della segretaria, praticamente bypassandola (concedetemi il termine che rende bene la situazione), affronto imperdonabile.
Il livello è questo.
Quindi, ho tanto bisogno di imparare a fare il counselor, perché se vado avanti così, finisce che perdo le staffe e prima o poi, una, la strozzo.
Mi trovo, inoltre, a dover insegnare cose tecniche (come fare un pdf con la fotocopiatrice), così come le modalità di comunicazione tra colleghe e con i superiori e questo è mentoring.
Il manager dell’ufficio del personale mi ha detto di no, adducendo come scusa che “costa troppo, anche se lo paghiamo con i fondi è comunque un costo eccessivo”, “non c’entra niente con il suo lavoro”, di cui dice di essere espertissimo e di sapere nel dettaglio cosa faccio e insinuando, visto che ho un’attività pubblica, extra-lavorativa, molto impegnativa, che probabilmente non faccio bene il mio lavoro, visto che riesco a fare tante altre cose.
In pratica, senza volerlo, l'evoluto e culturalmente avanzato manager, mi ha dato del genio, perché nessuno si è mai lamentato di me, anzi, ricevo continui complimenti da tutti, ma mi ha negato la possibilità di approfondire e migliorare le mie conoscenze in un ambito delicato e fondamentale, in questo momento di grande crisi: far andare d’accordo le persone, per far in modo che lavorino di più e meglio.
Alla fine gli ho detto che non c’era nessun problema, e che visto che sono ricca di famiglia, me lo pagherò da sola, con buona pace dei fondi!
Il mio interesse è nato perché nel corso dell’anno passato ho dovuto affrontare situazioni di crisi e gestirle da sola e, dato che mi sono dovuta basare sulla mia autorevolezza, duramente guadagnata, e non sull’autorità dovuta alla funzione ricoperta, sono una banale segretaria, secondo l’ufficio del personale, non è stato un lavoro facile.
Lavorare qui, è come vivere in una continua assemblea di condominio.
Mi spiego: la gente sta (e intendo proprio stare, non lavorare, perché questo è un termine assai poco conosciuto) qui, con il culo nel burro, anche da 20 anni, e, nel corso di questo lunghissimo periodo, ogni persona ha sviluppato simpatie e antipatie, nei confronti dei colleghi, che hanno dato luogo a vere e proprie faide con alleati, feriti e anche morti (lavorativamente parlando, ovviamente).
Esattamente come la mia vicina di 80 anni odia la dirimpettaia perché il suo gatto le ha fatto pipì sullo zerbino nel 1982, le mie colleghe si odiano fra loro perché, anni fa, una ha telefonato al capo dell’altra superando il filtro della segretaria, praticamente bypassandola (concedetemi il termine che rende bene la situazione), affronto imperdonabile.
Il livello è questo.
Quindi, ho tanto bisogno di imparare a fare il counselor, perché se vado avanti così, finisce che perdo le staffe e prima o poi, una, la strozzo.
Mi trovo, inoltre, a dover insegnare cose tecniche (come fare un pdf con la fotocopiatrice), così come le modalità di comunicazione tra colleghe e con i superiori e questo è mentoring.
Il manager dell’ufficio del personale mi ha detto di no, adducendo come scusa che “costa troppo, anche se lo paghiamo con i fondi è comunque un costo eccessivo”, “non c’entra niente con il suo lavoro”, di cui dice di essere espertissimo e di sapere nel dettaglio cosa faccio e insinuando, visto che ho un’attività pubblica, extra-lavorativa, molto impegnativa, che probabilmente non faccio bene il mio lavoro, visto che riesco a fare tante altre cose.
In pratica, senza volerlo, l'evoluto e culturalmente avanzato manager, mi ha dato del genio, perché nessuno si è mai lamentato di me, anzi, ricevo continui complimenti da tutti, ma mi ha negato la possibilità di approfondire e migliorare le mie conoscenze in un ambito delicato e fondamentale, in questo momento di grande crisi: far andare d’accordo le persone, per far in modo che lavorino di più e meglio.
Alla fine gli ho detto che non c’era nessun problema, e che visto che sono ricca di famiglia, me lo pagherò da sola, con buona pace dei fondi!
mercoledì 22 settembre 2010
Il diavolo veste Prada, io vesto Upim
Ieri sera ho visto, ancora una volta, il film "Il diavolo veste Prada".
La prima volta che l'ho guardato mi ha divertito, ora, ogni volta che lo rivedo, mi incazzo sempre più.
Le ragioni:
1) nessuna ragazza con i titoli della protagonista risponederebbe mai a un annuncio per quel tipo di lavoro
2) nessuna ragazza con quei titoli di studio verrebbe mai presa per quel tipo di lavoro, perchè il rischio che se ne vada in breve tempo, perchè ha trovato di meglio, è troppo alto
3) non succede mai che ti regalino tutti i vestiti e gli accessori che le vengono regalti nel film. A me è stato detto, per lavorare proprio da Prada, che avrei avuto lo sconto del 30%, perchè era obbligatorio vestire esclusivamente Prada. Fatti i debiti calcoli, avrei potuto comprarmi un capo al mese, ma non avrei più potuto pagare il mutuo... e poi cosa ne avrei fatto del mio guardaroba esistente?
4) non succede neanche che ti paghino parrucchiere e truccatore, nè che tu possa usufruire della limousine e dell'autista
5) i viaggi te li pagano solo se il capo ti vuole portare a letto e tu ci stai, sennò col cavolo che vai a Parigi
Io sarei andata a Parigi alle seguenti condizioni:
IL DATABASE
Ancora una volta il Pierpaolo ha fatto un affare, l’ingegnere mi ha dato un file in Excel con almeno tremila contatti sia di lavoro che personali e mi ha chiesto di trovargli un modo più decente di gestirli. «Bèh, ma ingegnere» cinguetto, «Excel è un foglio di calcolo, bisognerebbe usare Access…». «OK, OK, Lisa, fai tu» risponde, già dimentico di quello che mi ha appena chiesto. Ve bene faccio io e così il Pierpaolo gli costruisce un database che è una meraviglia tecnologica.
Adesso Raffaella ed io non avremo più problemi a trovare i numeri di telefono, il file è in rete e possiamo consultarlo e aggiornarlo entram-be.
Sorge immediato un problema: come spiego all’ingegnere come funziona? Ci provo un paio di volte in ufficio, ma siamo continuamente interrotti dalle telefonate, lui è distratto e tra l’altro non è che sia molto versato da un punto di vista tecnologico – come l’avrà presa la laure-a? Alla CEPU o con i punti dell’Esselunga???
Alla fine io scocciata, lui esausto per il troppo impegno profuso, se ne esce con: «senti, io questo pomeriggio parto per Parigi, tu vieni con me e mentre siamo in aereo mi spieghi come funziona. Io poi vado alla riunione con i clienti, andiamo fuori a cena insieme e domani mattina rientriamo con l’aereo delle sette». «Prego?» faccio io, «ma ingegnere, cosa sta dicendo? Prima di tutto lei in aereo ronfa, in secondo luogo non ho il biglietto e neanche la stanza in albergo, dato che non voglio dormire con lei, e poi io a cena con il mio capo, a Parigi o altrove, non ci vado!».
«Cosa dico a mio marito, che mi faccio un giro a Parigi per spiegare al capo come funziona il database che ha programmato lui??? e lasciamo perdere cosa viene a costare questo scherzetto!!».
Mi guarda un po’ sorpreso, mi sa che non gli è capitato spesso che una donna rifiuti un suo invito, sorride incerto e poi mi dice, «OK, Annalisa, allora me lo spieghi un altro giorno».
Ovviamente non c’è mai stato un altro giorno.
La prima volta che l'ho guardato mi ha divertito, ora, ogni volta che lo rivedo, mi incazzo sempre più.
Le ragioni:
1) nessuna ragazza con i titoli della protagonista risponederebbe mai a un annuncio per quel tipo di lavoro
2) nessuna ragazza con quei titoli di studio verrebbe mai presa per quel tipo di lavoro, perchè il rischio che se ne vada in breve tempo, perchè ha trovato di meglio, è troppo alto
3) non succede mai che ti regalino tutti i vestiti e gli accessori che le vengono regalti nel film. A me è stato detto, per lavorare proprio da Prada, che avrei avuto lo sconto del 30%, perchè era obbligatorio vestire esclusivamente Prada. Fatti i debiti calcoli, avrei potuto comprarmi un capo al mese, ma non avrei più potuto pagare il mutuo... e poi cosa ne avrei fatto del mio guardaroba esistente?
4) non succede neanche che ti paghino parrucchiere e truccatore, nè che tu possa usufruire della limousine e dell'autista
5) i viaggi te li pagano solo se il capo ti vuole portare a letto e tu ci stai, sennò col cavolo che vai a Parigi
Io sarei andata a Parigi alle seguenti condizioni:
IL DATABASE
Ancora una volta il Pierpaolo ha fatto un affare, l’ingegnere mi ha dato un file in Excel con almeno tremila contatti sia di lavoro che personali e mi ha chiesto di trovargli un modo più decente di gestirli. «Bèh, ma ingegnere» cinguetto, «Excel è un foglio di calcolo, bisognerebbe usare Access…». «OK, OK, Lisa, fai tu» risponde, già dimentico di quello che mi ha appena chiesto. Ve bene faccio io e così il Pierpaolo gli costruisce un database che è una meraviglia tecnologica.
Adesso Raffaella ed io non avremo più problemi a trovare i numeri di telefono, il file è in rete e possiamo consultarlo e aggiornarlo entram-be.
Sorge immediato un problema: come spiego all’ingegnere come funziona? Ci provo un paio di volte in ufficio, ma siamo continuamente interrotti dalle telefonate, lui è distratto e tra l’altro non è che sia molto versato da un punto di vista tecnologico – come l’avrà presa la laure-a? Alla CEPU o con i punti dell’Esselunga???
Alla fine io scocciata, lui esausto per il troppo impegno profuso, se ne esce con: «senti, io questo pomeriggio parto per Parigi, tu vieni con me e mentre siamo in aereo mi spieghi come funziona. Io poi vado alla riunione con i clienti, andiamo fuori a cena insieme e domani mattina rientriamo con l’aereo delle sette». «Prego?» faccio io, «ma ingegnere, cosa sta dicendo? Prima di tutto lei in aereo ronfa, in secondo luogo non ho il biglietto e neanche la stanza in albergo, dato che non voglio dormire con lei, e poi io a cena con il mio capo, a Parigi o altrove, non ci vado!».
«Cosa dico a mio marito, che mi faccio un giro a Parigi per spiegare al capo come funziona il database che ha programmato lui??? e lasciamo perdere cosa viene a costare questo scherzetto!!».
Mi guarda un po’ sorpreso, mi sa che non gli è capitato spesso che una donna rifiuti un suo invito, sorride incerto e poi mi dice, «OK, Annalisa, allora me lo spieghi un altro giorno».
Ovviamente non c’è mai stato un altro giorno.
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