IL FAMOSISSIMO BRAND
Famosissimo brand cerca, per A.D. Assistente di Direzione…
Ho risposto ad un annuncio e mi hanno chiamata per un colloquio. Fin qui niente di strano, ne sto facendo una marea ultimamente, ma mai che diventino qualcosa di concreto.
Al telefono mi hanno detto che sono del famoso gruppo fiorentino, wow, penso figata galattica.
Mi presento come al solito una quindicina di minuti prima, perché non si arriva mai all’ultimo momento. Mi sono un po’ documentata e questo brand fa parte di una gigantesca holding dentro cui ci sono talmente tanti marchi che è impossibile ricordarli tutti.
Comunque le borse mi piacciono, scarpe e vestiti un po’ meno.
Entro e mi ritrovo nel bianco, tutto, dal pavimento al soffitto, ai mobili, è bianco candido.
Le persone che incrocio sono tutte belle, magre e vestite di bianco, nero o al massimo bianco e nero.
Le receptionist sono un urlo, truccate, parrucchierate, con la french manicure e tutte vestite di nero, con scarpe “della casa” ai piedi.
Ho una crisi di nervi, come cazzo fanno??? Quanto è pagata una receptionist per potersi permettere quelle scarpe???
Incontro la responsabile del personale, non è vestita di nero ed è anche bruttina, finalmente una persona normale. Mi spiega che dovrò lavorare per il signor Martelli, principe consorte della grande stilista, ah, il maniaco della barca e proprietario di numerosi yacht.
Fantastico, penso, parlo della mia esperienza, e poi lei attacca descrivendo il personaggio, molto esigente, ci sta, molto impegnato, e chi non lo è a quel livello, un po’ particolare, ahaha, ecco l’inghippo, cosa vorrà dire? La bruttina approfondisce e scopro che il Martelli è una specie di psicopatico (questo lo penso io, ovviamente!!), che ha più di una assistente, ma non ne ricorda mai i nomi, le vuole tutte vestite di nero e con abbigliamento e scarpe del gruppo, senza gioielli, perché è un minimalista – non si era capito dall’ambiente circostante!!! – e forse, aggiunge, «i suoi capelli rossi dovrebbero essere un po’ meno rossi. Prego?» faccio io, e lei mi rassicura dicendo che non è che non gli piacciono le rosse, ma magari una tonalità più smorzata andrebbe meglio. «E poi, non si preoccupi, che avrà il 30% di sconto su tutto l’abbigliamento e accessori così potrà farsi un adeguato guardaroba».
Cosa ha il mio guardaroba che non va? E i miei capelli? È vero che ho cinque buchi nelle orecchie, ma non ho neanche il brillantino nel naso (volevo farlo, ma poi ci ho ripensato) ho un paio di anelli, l’orologio e qualche braccialetto… tutto in argento o oro, niente bigiotteria e non va bene?!?! Mica posso andare in giro nuda?!?!? E poi cara la mia bruttina, considerato che ho idea che lo stipendio non sia da dirigente e anche con le eventuali nottate, non farò mai una gran cifra, come mi rifaccio il guardaroba con il 30% di sconto????
Mi ammutolisco e sorrido, ringrazio e penso che neanche morta mi farò schiavizzare da un pazzo con manie minimaliste e oltretutto soffro il mal di mare, e chi glielo dice a quello, se poi mi vuole trascinare in barca??? Esco, sconsolata e sconvolta, salgo in macchina (ho avuto un culo sfacciato e ho trovato un parcheggio regolare) e mi attacco al cellulare per raccontare alla Stefi, ridendo istericamente, come è andato il colloquio. Non mi hanno mai richiamata.
Forse la bruttina ha capito che non ero la persona adatta.
Tre mesi dopo mi arriva una multa che recita: vigile, intento, in altre funzioni, nota la guidatrice, al cellulare, all’incrocio tra via tal dei tali e la circonvallazione.
Oltre al danno anche la beffa??? Non pago, contesto, come faccio con tutte le multe per divieto di sosta che prendo a Milano e rispondo: il vigile facesse le funzioni per cui era chiamato lì e lasciasse in pace me!
Alla fine l’assistente del Martelli è andata a farla Angela, la mia amica inglese, che tutte le mattine arriva in ufficio alle sette e trenta con un sacchetto di brioche per lui, vestita rigorosamente di nero e si toglie il piercing dal naso, poi lo rimette a mezzanotte, quando esce. L’ho scampata bella!
martedì 31 agosto 2010
martedì 3 agosto 2010
Avete presente i gerbilli?
Non so se avete idea di che cosa è un gerbillo, ecco cosa dice Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Gerbillinae
Io vivo 10 ore della mia vita in una colonia di gerbilli domestici.
Questi piccoli animaletti, quando vivono in cattività, sono tenuti in gabbia e hanno una bella ruota su cui correre, una vaschetta di acqua e qualcuno che li nutre.
Il mio ufficio è paragonabile a quella gabbia e i miei colleghi sono i gerbilli, Pongo è il re dei gerbilli.
I piccoli animaletti non sono particolarmente intelligenti, sennò non correrrebbero come scemi in una ruota.
Di solito si mettono in attività, con molta calma, verso le 9.30 e mettersi in attività vuol dire fare colazione, poi ruminando i resti della colazione, fanno finta di essere indaffaratissimi.
Non è che ci sia molto da fare nella gabbia, quindi si devono inventare qualcosa per giustificare la loro esistenze e i loro immeritati stipendi.
Il risultato è che sembrano assolutamente pazzi e indiavolati, perchè cominciano a correre su è giù per la gabbia, i più piccoli cercando di attirare l'attenzione dei più grossi, per guadagnarne il favore.
Se poi Pongo passa tra loro, invece che stare nella parte alta della gabbia, l'isterismo raggiunge l'apoteosi e a volte sono anche riusciti a far staccare la ruota dal perno e a farla rotolare per tutta la gabbia, pur di mettersi in mostra.
Un giorno ho visto una scena esilarante.
E'stata introdotta una femmina piacente, perchè le gerbille, che già ci sono, sono un pò scarsette, dal punto di vista estetico.
Frenesia totale, isteria collettiva e un carico di testosterone devastante!
Insomma un vero e proprio pandemonio, e in mezzo a tutto il caos, Pongo, che non capiva cosa stesse succedendo, si ergeva, solitario, guardandosi intorno con lo sguardo terrorizzato.
Io vivo 10 ore della mia vita in una colonia di gerbilli domestici.
Questi piccoli animaletti, quando vivono in cattività, sono tenuti in gabbia e hanno una bella ruota su cui correre, una vaschetta di acqua e qualcuno che li nutre.
Il mio ufficio è paragonabile a quella gabbia e i miei colleghi sono i gerbilli, Pongo è il re dei gerbilli.
I piccoli animaletti non sono particolarmente intelligenti, sennò non correrrebbero come scemi in una ruota.
Di solito si mettono in attività, con molta calma, verso le 9.30 e mettersi in attività vuol dire fare colazione, poi ruminando i resti della colazione, fanno finta di essere indaffaratissimi.
Non è che ci sia molto da fare nella gabbia, quindi si devono inventare qualcosa per giustificare la loro esistenze e i loro immeritati stipendi.
Il risultato è che sembrano assolutamente pazzi e indiavolati, perchè cominciano a correre su è giù per la gabbia, i più piccoli cercando di attirare l'attenzione dei più grossi, per guadagnarne il favore.
Se poi Pongo passa tra loro, invece che stare nella parte alta della gabbia, l'isterismo raggiunge l'apoteosi e a volte sono anche riusciti a far staccare la ruota dal perno e a farla rotolare per tutta la gabbia, pur di mettersi in mostra.
Un giorno ho visto una scena esilarante.
E'stata introdotta una femmina piacente, perchè le gerbille, che già ci sono, sono un pò scarsette, dal punto di vista estetico.
Frenesia totale, isteria collettiva e un carico di testosterone devastante!
Insomma un vero e proprio pandemonio, e in mezzo a tutto il caos, Pongo, che non capiva cosa stesse succedendo, si ergeva, solitario, guardandosi intorno con lo sguardo terrorizzato.
lunedì 2 agosto 2010
Me ne andasse bene una...
Quando ho litigato con Pongo e mi sono cadute le spesse fette di salame che avevo sugli occhi, devo dire che la delusione è stata veramente grande.
E' stato come vedere "il re nudo" e, dato che ho questo orribile difetto di non riuscire mai a smettere di pensare (neanche quando dormo!), il mio cervello è andato in loop per un paio di giorni, poi ha trovato la ragione del suo comportamento, quindi ha resettato tutti i comportamenti e i pensieri precedentemente elaborati ed è ripartito in modalità provvisoria per valutare se fosse il caso di tornare all'atteggimento pre-sfuriata, in caso di ravvedimento di Pongo, oppure se la modalità provvisioria sarebbe diventata quella definitiva.
Purtroppo, dopo più di un mese, nonostante l'attesa e qualche fievole speranza, devo ammettere che l'autoconservazione, meno male che esiste, darà l'ok affinchè a settembre, la modalità provvisoria diventi definitiva.
Questo, di sicuro, cambierà il mio atteggiamento, interiormente, mentre esteriormente, Pongo farà fatica a capire se è successo qualcosa o se la mia presa di posizione è stato un momento di isteria femminile.
Io sono fermamente convinta che le persone possano dare il 100% e anche di più, se si sentono a loro agio, ma se qualcosa va a bloccare il meccanismo di collaborazione basato sulla fiducia e sul rispetto, allora sono guai.
Pongo avrà questo tipo di guai.
E' finita l'era del "ti vengo incontro e cerco di anticipare i tuoi bisogni", è cominciata l'era del "faccio quello che devo per quanto mi è stato concesso".
Prevedo cazzi acidi!
E' stato come vedere "il re nudo" e, dato che ho questo orribile difetto di non riuscire mai a smettere di pensare (neanche quando dormo!), il mio cervello è andato in loop per un paio di giorni, poi ha trovato la ragione del suo comportamento, quindi ha resettato tutti i comportamenti e i pensieri precedentemente elaborati ed è ripartito in modalità provvisoria per valutare se fosse il caso di tornare all'atteggimento pre-sfuriata, in caso di ravvedimento di Pongo, oppure se la modalità provvisioria sarebbe diventata quella definitiva.
Purtroppo, dopo più di un mese, nonostante l'attesa e qualche fievole speranza, devo ammettere che l'autoconservazione, meno male che esiste, darà l'ok affinchè a settembre, la modalità provvisoria diventi definitiva.
Questo, di sicuro, cambierà il mio atteggiamento, interiormente, mentre esteriormente, Pongo farà fatica a capire se è successo qualcosa o se la mia presa di posizione è stato un momento di isteria femminile.
Io sono fermamente convinta che le persone possano dare il 100% e anche di più, se si sentono a loro agio, ma se qualcosa va a bloccare il meccanismo di collaborazione basato sulla fiducia e sul rispetto, allora sono guai.
Pongo avrà questo tipo di guai.
E' finita l'era del "ti vengo incontro e cerco di anticipare i tuoi bisogni", è cominciata l'era del "faccio quello che devo per quanto mi è stato concesso".
Prevedo cazzi acidi!
lunedì 26 luglio 2010
Donne Pensanti
Ho trovato molto interessante il blog di Donne Pensanti e specialmente il loro Progetto:
Presupposti
Donne Pensanti nasce in un contesto sociale e culturale estremamente difficile. In Italia l’involuzione della politica e la mancanza di partecipazione del cittadino alla cosa pubblica (per individualismo, qualunquismo e pigrizia mentale) hanno portato alla naturalizzazione di alcune anomalie estremamente gravi, che riguardano la condizione femminile.
Le donne sono percepite (e si percepiscono) in funzione del loro valore merceologico nei confronti del potere: la merceologia sostituisce la meritocrazia. Il cursus honorum di molte donne che vogliono emergere in qualsiasi settore professionale o in politica è spesso segnato dalla contrattazione della propria dignità e da una strumentalizzazione del proprio corpo.
Culturalmente si va diffondendo un modello univoco di femminile, basato sul raggiungimento di obiettivi di visibilità mediatica a qualsiasi costo, banalizzante e offensivo nei confronti di una realtà molteplice e sfaccettata, tagliata fuori dalle rappresentazioni imperanti.
Si tratta di un’emergenza tanto più grave in quanto inavvertita: occorre un’importante inversione di rotta, trasversale alla politica, capace di andare oltre l’ormai datata polarizzazione Destra- Sinistra, non riducibile al concetto di “lotta di genere”, perché quella che si va configurando costituisce una grave degenerazione antropologica che impoverisce l’intera società, e non soltanto le donne.
Obiettivi
Donne Pensanti si propone di:
- smontare la visione univoca del femminile, ridando voce alla complessità del reale
affermare la responsabilità sociale collettiva di uomini e donne pensanti nei confronti della complessità del mondo e contro le scelte semplici e di memoria breve (nazionalismo, intolleranza, risoluzione superficiale di problemi radicati nel sistema Italia)
- contrastare l’omologazione del femminile e la naturalizzazione della sua mercificazione, contribuendo ad aumentare la consapevolezza sulla grave regressione in atto, Decostruire le pretese universalizzanti e riportare all’attenzione di tutti il tema della diversità come risorsa
- offrire rappresentazioni alternative a quelle egemoni per configurare uno spazio stratificato e ricco di stimoli, una società complessa e in grado di accogliere la molteplicità e di propugnarla come un valore
- trasformare l’urgenza da cui nasce in un’occasione di incontro e scambio di esperienze che sfrutta le potenzialità della rete senza rimanervi invischiata
contribuire a creare un nuovo sentimento della realtà, meno monotono, meno deludente, più imprevedibile
- fare politica orizzontalmente, dando forma al pensiero attraverso (narr)azioni concrete, per una “democrazia ad alta intensità” rideclinare la politica come relazione, scambio, resistenza alle prepotenze del potere.
La violenza sulle donne si combatte non solo con le leggi ma prima di tutto con un cambiamento profondo di percezione.
Il rispetto per le donne si ottiene se le donne si rispettano esse stesse e sanno far emergere le proprie differenze valorizzando scelte coraggiose e non succubi a una logica che trasforma tutta la realtà in mercato.
http://www.donnepensanti.net/
Presupposti
Donne Pensanti nasce in un contesto sociale e culturale estremamente difficile. In Italia l’involuzione della politica e la mancanza di partecipazione del cittadino alla cosa pubblica (per individualismo, qualunquismo e pigrizia mentale) hanno portato alla naturalizzazione di alcune anomalie estremamente gravi, che riguardano la condizione femminile.
Le donne sono percepite (e si percepiscono) in funzione del loro valore merceologico nei confronti del potere: la merceologia sostituisce la meritocrazia. Il cursus honorum di molte donne che vogliono emergere in qualsiasi settore professionale o in politica è spesso segnato dalla contrattazione della propria dignità e da una strumentalizzazione del proprio corpo.
Culturalmente si va diffondendo un modello univoco di femminile, basato sul raggiungimento di obiettivi di visibilità mediatica a qualsiasi costo, banalizzante e offensivo nei confronti di una realtà molteplice e sfaccettata, tagliata fuori dalle rappresentazioni imperanti.
Si tratta di un’emergenza tanto più grave in quanto inavvertita: occorre un’importante inversione di rotta, trasversale alla politica, capace di andare oltre l’ormai datata polarizzazione Destra- Sinistra, non riducibile al concetto di “lotta di genere”, perché quella che si va configurando costituisce una grave degenerazione antropologica che impoverisce l’intera società, e non soltanto le donne.
Obiettivi
Donne Pensanti si propone di:
- smontare la visione univoca del femminile, ridando voce alla complessità del reale
affermare la responsabilità sociale collettiva di uomini e donne pensanti nei confronti della complessità del mondo e contro le scelte semplici e di memoria breve (nazionalismo, intolleranza, risoluzione superficiale di problemi radicati nel sistema Italia)
- contrastare l’omologazione del femminile e la naturalizzazione della sua mercificazione, contribuendo ad aumentare la consapevolezza sulla grave regressione in atto, Decostruire le pretese universalizzanti e riportare all’attenzione di tutti il tema della diversità come risorsa
- offrire rappresentazioni alternative a quelle egemoni per configurare uno spazio stratificato e ricco di stimoli, una società complessa e in grado di accogliere la molteplicità e di propugnarla come un valore
- trasformare l’urgenza da cui nasce in un’occasione di incontro e scambio di esperienze che sfrutta le potenzialità della rete senza rimanervi invischiata
contribuire a creare un nuovo sentimento della realtà, meno monotono, meno deludente, più imprevedibile
- fare politica orizzontalmente, dando forma al pensiero attraverso (narr)azioni concrete, per una “democrazia ad alta intensità” rideclinare la politica come relazione, scambio, resistenza alle prepotenze del potere.
La violenza sulle donne si combatte non solo con le leggi ma prima di tutto con un cambiamento profondo di percezione.
Il rispetto per le donne si ottiene se le donne si rispettano esse stesse e sanno far emergere le proprie differenze valorizzando scelte coraggiose e non succubi a una logica che trasforma tutta la realtà in mercato.
http://www.donnepensanti.net/
martedì 20 luglio 2010
L’orgoglio fa novanta (chili)
L'attrice extra-large Elena Guerrini: «Oggi la 42 più che una taglia è un burqa»
All’ex Pini il monologo «Bella tutta!» contro il mito della magrezza
Elena Guerrini in scena
«Sono grassa, peso 90 chili, e mi piaccio così ». Elena Guerrini attrice «fuori format» (per il peso) è soprattutto una donna coraggiosa che non ha nessun timore a mostrarsi per quello che è. Anzi fa di più. «Al posto di mettermi a dieta ho deciso di raccontare i miei grassi giorni felici con “Bella tutta!”, un ironico e feroce urlo contro il mito della magrezza e il business della cosmesi» (la regia è di Andrea Virgilio Franceschi). Immersa in una scena rosa fucsia, lo stesso colore del tutù che indossa e degli oggetti che la circondano, l’attrice dà voce domani all’ex Pini al suo alter ego, Winnie Plitz, una sorta di Winnie beckettiana di «Giorni felici» dalla cui borsa emergono i simboli di un universo femminile fatto di riviste di moda, spazzole, occhiali, barbie-feticcio, specchi e abat-jour.
Oggetti che le danno identità, condizionando la sua vita. «È il fascismo rosa in cui viviamo, un modello in cui ogni donna, che le piaccia o no, è costretta a confrontarsi», sottolinea l’attrice toscana. Una dittatura in cui la dieta è solo l’effetto più evidente. «È il più potente sedativo politico della storia delle donne. Una popolazione con una tale tranquilla ossessione è una popolazione facilmente manipolabile » ricorda l’attrice, citando Naomi Wolf. «Oggi la 42 più che una taglia è diventato il nostro burqa — continua la Guerrini — è il limite imposto dalla società dell’immagine, da quel c.u.b.o., Canone Unico di Bellezza Omologata, che ci ha sottratto ogni forma di originalità. Per quanto mi riguarda in quindici anni di diete, ho perso 310 chili e ne ho ripresi 325, sembra assurdo ma è cosi».
Tra una battuta e un’invettiva, una canzone delle Radici del Cemento e un’altra dei Noir Desir, Winnie non perde l’occasione di allertare sulle conseguenze che tutto ciò produce: «Siamo vittime e carnefici di noi stesse, dobbiamo imparare ad accettare il nostro corpo. Negli ultimi anni abbiamo conquistato più potere d’acquisto, ma se parliamo di autostima siamo più arretrate delle nostre nonne». «Bella tutta!» più che uno spettacolo è un vero progetto. Oltre a una serie di performance realizzate per le scuole, Elena Guerrini sul suo blog propone il video «Pretendi di più», realizzato con Andrea Bastogi.
L’indirizzo è www.bellatutta.blogspot.com
Concordo pienamente con quanto dice Elena Guerrini, le donne italiane sono talmente concentrate su se stesse e su come devono, per forza, apparire, belle, giovani e magre, che tutto il resto passa in secondo piano, anche la libertà di essere quello che si è, senza sentirsi obbligate a essere fighissime e all'ultima moda.
Io sono un'amante delle scarpe, ne ho più di 100 paia, ma quest'anno non ne ho comprate, perchè nei negozi si trovano solo ballerine (le ho già di 6 colori diversi) oppure strani aggeggi di tortura, con plateau minimo 2 cm. e tacco tra i 12 e i 14 cm.
A parte il fatto che vorrei vedere una donna qualunque, come me, stare tutto il giorno su simili trampoli (garantiti mal di schiena e storte sul pavè milanese), mi sembrano più scarpe da zoccola, che da signora.
La volgarità dell'abbigliamento e degli accessori che si vedono in giro, fanno sempre più diventare le donne un oggetto sessuale, tutto dedicato e destinato all'uso del maschio.
Non si tratta più di essere belle, ma di attirare più sguardi e attenzioni del maschio, senza considerare che le estremizzazioni sono sempre ridicole, quando non diventano pericolose.
Dal mio punto di vista siamo già ampiamente nell'area pericolo.
Pericolo di perdere la nostra libertà di scegliere, di essere come vogliamo e non come ci viene imposto da altri.
Nessuno ha mai pensato che la maggior parte degli stilisti sono omosessuali?
Come possono amare le donne e creare abiti belli per noi?
Infatti creano abiti per donne "tavole da stiro", senza forme, senza seno, senza sedere, insomma per esseri asessuati.
E noi dovremmo adeguarci e accettare di essere trasformate e private della nostra femminilità?
Io mi rifiuto e sono fiera del mio sovrappeso.
All’ex Pini il monologo «Bella tutta!» contro il mito della magrezza
Elena Guerrini in scena
«Sono grassa, peso 90 chili, e mi piaccio così ». Elena Guerrini attrice «fuori format» (per il peso) è soprattutto una donna coraggiosa che non ha nessun timore a mostrarsi per quello che è. Anzi fa di più. «Al posto di mettermi a dieta ho deciso di raccontare i miei grassi giorni felici con “Bella tutta!”, un ironico e feroce urlo contro il mito della magrezza e il business della cosmesi» (la regia è di Andrea Virgilio Franceschi). Immersa in una scena rosa fucsia, lo stesso colore del tutù che indossa e degli oggetti che la circondano, l’attrice dà voce domani all’ex Pini al suo alter ego, Winnie Plitz, una sorta di Winnie beckettiana di «Giorni felici» dalla cui borsa emergono i simboli di un universo femminile fatto di riviste di moda, spazzole, occhiali, barbie-feticcio, specchi e abat-jour.
Oggetti che le danno identità, condizionando la sua vita. «È il fascismo rosa in cui viviamo, un modello in cui ogni donna, che le piaccia o no, è costretta a confrontarsi», sottolinea l’attrice toscana. Una dittatura in cui la dieta è solo l’effetto più evidente. «È il più potente sedativo politico della storia delle donne. Una popolazione con una tale tranquilla ossessione è una popolazione facilmente manipolabile » ricorda l’attrice, citando Naomi Wolf. «Oggi la 42 più che una taglia è diventato il nostro burqa — continua la Guerrini — è il limite imposto dalla società dell’immagine, da quel c.u.b.o., Canone Unico di Bellezza Omologata, che ci ha sottratto ogni forma di originalità. Per quanto mi riguarda in quindici anni di diete, ho perso 310 chili e ne ho ripresi 325, sembra assurdo ma è cosi».
Tra una battuta e un’invettiva, una canzone delle Radici del Cemento e un’altra dei Noir Desir, Winnie non perde l’occasione di allertare sulle conseguenze che tutto ciò produce: «Siamo vittime e carnefici di noi stesse, dobbiamo imparare ad accettare il nostro corpo. Negli ultimi anni abbiamo conquistato più potere d’acquisto, ma se parliamo di autostima siamo più arretrate delle nostre nonne». «Bella tutta!» più che uno spettacolo è un vero progetto. Oltre a una serie di performance realizzate per le scuole, Elena Guerrini sul suo blog propone il video «Pretendi di più», realizzato con Andrea Bastogi.
L’indirizzo è www.bellatutta.blogspot.com
Concordo pienamente con quanto dice Elena Guerrini, le donne italiane sono talmente concentrate su se stesse e su come devono, per forza, apparire, belle, giovani e magre, che tutto il resto passa in secondo piano, anche la libertà di essere quello che si è, senza sentirsi obbligate a essere fighissime e all'ultima moda.
Io sono un'amante delle scarpe, ne ho più di 100 paia, ma quest'anno non ne ho comprate, perchè nei negozi si trovano solo ballerine (le ho già di 6 colori diversi) oppure strani aggeggi di tortura, con plateau minimo 2 cm. e tacco tra i 12 e i 14 cm.
A parte il fatto che vorrei vedere una donna qualunque, come me, stare tutto il giorno su simili trampoli (garantiti mal di schiena e storte sul pavè milanese), mi sembrano più scarpe da zoccola, che da signora.
La volgarità dell'abbigliamento e degli accessori che si vedono in giro, fanno sempre più diventare le donne un oggetto sessuale, tutto dedicato e destinato all'uso del maschio.
Non si tratta più di essere belle, ma di attirare più sguardi e attenzioni del maschio, senza considerare che le estremizzazioni sono sempre ridicole, quando non diventano pericolose.
Dal mio punto di vista siamo già ampiamente nell'area pericolo.
Pericolo di perdere la nostra libertà di scegliere, di essere come vogliamo e non come ci viene imposto da altri.
Nessuno ha mai pensato che la maggior parte degli stilisti sono omosessuali?
Come possono amare le donne e creare abiti belli per noi?
Infatti creano abiti per donne "tavole da stiro", senza forme, senza seno, senza sedere, insomma per esseri asessuati.
E noi dovremmo adeguarci e accettare di essere trasformate e private della nostra femminilità?
Io mi rifiuto e sono fiera del mio sovrappeso.
venerdì 16 luglio 2010
La segretaria perfetta per il manager italiano
Da: VITA DA SEGRETARIA:
La segretaria perfetta per il mediocre manager italiano
"Incontro Lucilla al primo colloquio sostenuto per lavorare per l’ingegnere e AA. Indossa un tailleur rosa pesca, calze velate color carne, scarpe con tacco alto e da dietro potrebbe sembrare una modella, perché è alta quasi 1.80 e molto magra.
Ad una seconda occhiata, sempre da dietro, noti le gambe a x, ma è solo quando si volta che ti rendi conto che, se non fosse per una cascata di capelli biondi, tinti, a cui lei tiene molto, sarebbe assolutamente necessario il classico cuscino sulla faccia.
Ma il fatto che io la detesti non deriva dal suo aspetto fisico, eheh, gelosie tra donne, come al solito! No, il mio rapporto con lei si deteriora progressivamente dal primo giorno di lavoro, perché purtroppo è stupida, pigra e incapace.
Alla mattina arriva regolarmente venti minuti in ritardo, ma si sente giustificata perché la sera prima è rimasta in ufficio fino alle dieci, «sai» sussurra con aria complice, «c’era l’ingegnere» (cosa fanno insieme fino alle dieci di sera?).
E vabbè penso, non importa, tanto io sono mattiniera e arrivo alle otto e trenta, ed esco molto prima di lei, verso le sette e trenta, dunque, soprassediamo.
L’ora di pausa per Lucilla, anche se sa benissimo che ci deve essere sempre una di noi in ufficio, è elastica, nel senso che lei ha deciso che io devo uscire alle dodici e trenta e rientrare all’una e trenta, mentre lei esce solo quando ha fatto il suo giro di telefonate alle amiche per organizzarsi la compagnia per il pranzo e rientra a suo comodo e, se per caso decide di uscire lei per prima, io rischio di mangiare alle due del pomeriggio.
Sono piccolezze, lo so, ma secondo me, denotano quanto rispetto hai per la collega che lavora a fianco a te e non mi sembra che lei mi rispetti molto.
Poi c’è il discorso della divisione dei compiti, lei si occupa solo ed esclusivamente dell’ingegnere, dagli appuntamenti di lavoro alla consegna delle sue camicie in tintoria.
Detto tra noi, sono veramente felice che lei consideri questi compiti un privilegio cui non rinuncerebbe per niente al mondo, perché a me farebbe un po’ schifo mettere le mani nella biancheria del mio capo, manco fosse il mio amante!
Tra l’altro non è neanche questo il caso, poverella! tutto l’ufficio sa che Lucilla sbava per infilarsi nel suo letto e lui, filone, fa finta di niente, anche se ha capito, e le chiede di fare le cose più assurde, tanto sa che lei, schiava d’amore, lo accontenta sempre.
Io invece, che non ho la velleità di assurgere a concubina dell’imperatore, faccio tutto il resto, che non è certo passare tutto il mio tempo a cercargli lo yacht per le vacanze nel Mediterraneo, o l’indirizzo di qualche famoso ristorante dove vuole andare sabato per togliersi uno sfizio – ma se non magia mai, cosa va a fare al ristorante??? – o peggio ancora, stargli seduta davanti per ore intere con i libri firma sulle ginocchia, pieni di bonifici urgenti, compreso quello del pagamento dei nostri stipendi, mentre lui sta attaccato al cellulare per i fatti suoi, ed essere liquidata alla fine con un, «Lucilla dopo, che adesso non ho voglia.».
NON HO VOGLIA?!?!!? Cosa vorrebbe dire che non hai voglia di firmare? Sei o non sei l’amministratore delegato di questa cazzo di società? l’unico con poteri di firma sopra i 50.000 euro???
E mandi via la scema, che se ne va senza fare una piega, dopo ore di attesa, senza aver nemmeno indagato se magari c’è qualcosa di urgente???
Voglio il mio stipendio al 27 del mese, brutto deficiente!! e quella cretina, il cui dovere sarebbe farti notare che ci sono certe priorità e scadenze da rispettare, striscia fuori dal tuo ufficio al settimo cielo perché le hai permesso di adorarti in silenzio per quasi tre ore??
Me la vedo che, dopo un paio di ore, scivola in ginocchio, davanti alla sua scrivania con le mani giunte in una preghiera (tanto non ti esaudisce, spera, spera, oca!) e gli occhi rivolti al cielo…"
Ecco questo è quello che il manager medio e mediocre, italiano, desidera: un'oca scema in perenne adorazione, che sorride, non si permette di parlare, anche quando dovrebbe, per fare bene il suo lavoro, che è guardabile, sarebbe meglio se fosse strafiga, ma guardabile va bene e che è totalmente priva di iniziativa intelligente.
La segretaria perfetta per il mediocre manager italiano
"Incontro Lucilla al primo colloquio sostenuto per lavorare per l’ingegnere e AA. Indossa un tailleur rosa pesca, calze velate color carne, scarpe con tacco alto e da dietro potrebbe sembrare una modella, perché è alta quasi 1.80 e molto magra.
Ad una seconda occhiata, sempre da dietro, noti le gambe a x, ma è solo quando si volta che ti rendi conto che, se non fosse per una cascata di capelli biondi, tinti, a cui lei tiene molto, sarebbe assolutamente necessario il classico cuscino sulla faccia.
Ma il fatto che io la detesti non deriva dal suo aspetto fisico, eheh, gelosie tra donne, come al solito! No, il mio rapporto con lei si deteriora progressivamente dal primo giorno di lavoro, perché purtroppo è stupida, pigra e incapace.
Alla mattina arriva regolarmente venti minuti in ritardo, ma si sente giustificata perché la sera prima è rimasta in ufficio fino alle dieci, «sai» sussurra con aria complice, «c’era l’ingegnere» (cosa fanno insieme fino alle dieci di sera?).
E vabbè penso, non importa, tanto io sono mattiniera e arrivo alle otto e trenta, ed esco molto prima di lei, verso le sette e trenta, dunque, soprassediamo.
L’ora di pausa per Lucilla, anche se sa benissimo che ci deve essere sempre una di noi in ufficio, è elastica, nel senso che lei ha deciso che io devo uscire alle dodici e trenta e rientrare all’una e trenta, mentre lei esce solo quando ha fatto il suo giro di telefonate alle amiche per organizzarsi la compagnia per il pranzo e rientra a suo comodo e, se per caso decide di uscire lei per prima, io rischio di mangiare alle due del pomeriggio.
Sono piccolezze, lo so, ma secondo me, denotano quanto rispetto hai per la collega che lavora a fianco a te e non mi sembra che lei mi rispetti molto.
Poi c’è il discorso della divisione dei compiti, lei si occupa solo ed esclusivamente dell’ingegnere, dagli appuntamenti di lavoro alla consegna delle sue camicie in tintoria.
Detto tra noi, sono veramente felice che lei consideri questi compiti un privilegio cui non rinuncerebbe per niente al mondo, perché a me farebbe un po’ schifo mettere le mani nella biancheria del mio capo, manco fosse il mio amante!
Tra l’altro non è neanche questo il caso, poverella! tutto l’ufficio sa che Lucilla sbava per infilarsi nel suo letto e lui, filone, fa finta di niente, anche se ha capito, e le chiede di fare le cose più assurde, tanto sa che lei, schiava d’amore, lo accontenta sempre.
Io invece, che non ho la velleità di assurgere a concubina dell’imperatore, faccio tutto il resto, che non è certo passare tutto il mio tempo a cercargli lo yacht per le vacanze nel Mediterraneo, o l’indirizzo di qualche famoso ristorante dove vuole andare sabato per togliersi uno sfizio – ma se non magia mai, cosa va a fare al ristorante??? – o peggio ancora, stargli seduta davanti per ore intere con i libri firma sulle ginocchia, pieni di bonifici urgenti, compreso quello del pagamento dei nostri stipendi, mentre lui sta attaccato al cellulare per i fatti suoi, ed essere liquidata alla fine con un, «Lucilla dopo, che adesso non ho voglia.».
NON HO VOGLIA?!?!!? Cosa vorrebbe dire che non hai voglia di firmare? Sei o non sei l’amministratore delegato di questa cazzo di società? l’unico con poteri di firma sopra i 50.000 euro???
E mandi via la scema, che se ne va senza fare una piega, dopo ore di attesa, senza aver nemmeno indagato se magari c’è qualcosa di urgente???
Voglio il mio stipendio al 27 del mese, brutto deficiente!! e quella cretina, il cui dovere sarebbe farti notare che ci sono certe priorità e scadenze da rispettare, striscia fuori dal tuo ufficio al settimo cielo perché le hai permesso di adorarti in silenzio per quasi tre ore??
Me la vedo che, dopo un paio di ore, scivola in ginocchio, davanti alla sua scrivania con le mani giunte in una preghiera (tanto non ti esaudisce, spera, spera, oca!) e gli occhi rivolti al cielo…"
Ecco questo è quello che il manager medio e mediocre, italiano, desidera: un'oca scema in perenne adorazione, che sorride, non si permette di parlare, anche quando dovrebbe, per fare bene il suo lavoro, che è guardabile, sarebbe meglio se fosse strafiga, ma guardabile va bene e che è totalmente priva di iniziativa intelligente.
giovedì 15 luglio 2010
La soddisfazione c'è perchè qualcuno si sta accorgendo che il sistema è zoppo
Il mio post precedente sembra un pò strano, ma la soddisfazione c'è nel vedere che non sono strana a pensare che il sistema, la cultura e la società italiani sono profondamente "malati".
Mi sentivo molto sola, una specie di post-femminista, ritardata e superata e invece mi rendo conto di quanto strani e ridicoli sembriamo, noi italiani, agli stranieri.
Fuori c'è tutto un mondo che non fa differenze fra uomo e donna, ciò che conta è la professionalità, c'è tutto un mondo per cui non è necessario essere fisicamente perfette, magre, manicurate, parruchhierate e super-fighe per avere l'attenzione di un collega.
Basta avere qualcosa di intelligente ed interessante da dire.
Tra l'altro è molto faticoso essere così perfette e, se dedicassimo parte del tempo che dedichiamo a queste cure estremizzate del corpo alla cura del cervello, molte palestre e centri estetici chiuderebbero e molte scuole di formazione, librerie e biblioteche fiorirebbero.
Mi sentivo molto sola, una specie di post-femminista, ritardata e superata e invece mi rendo conto di quanto strani e ridicoli sembriamo, noi italiani, agli stranieri.
Fuori c'è tutto un mondo che non fa differenze fra uomo e donna, ciò che conta è la professionalità, c'è tutto un mondo per cui non è necessario essere fisicamente perfette, magre, manicurate, parruchhierate e super-fighe per avere l'attenzione di un collega.
Basta avere qualcosa di intelligente ed interessante da dire.
Tra l'altro è molto faticoso essere così perfette e, se dedicassimo parte del tempo che dedichiamo a queste cure estremizzate del corpo alla cura del cervello, molte palestre e centri estetici chiuderebbero e molte scuole di formazione, librerie e biblioteche fiorirebbero.
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